Leggende di Roma: Caio Popilio Lenate

Oggi un racconto famoso, che giustifica lo snobbismo romano più di molte guerre. E siccome sono convinta che le leggende vadano lette in tono favolistico, ecco la versione di Colleen McCullough.

[Da una lettera di Publio Rutilio Rufo all’amico Caio Mario]

   Siccome sei un povero zotico italico che non sa di greco, ti racconterò una storiella.
    C’era una volta un re di Siria, molto cattivo e antipatico, a nome Antioco. Ora, poiché non era il primo re di Siria che si chiamasse Antioco, e neppure il più grande (suo padre si era attribuito l’appellativo di Antioco il Grande), si distingueva dagli altri con un numero. Era Antioco IV, il quarto re Antioco di Siria. Sebbene la Siria fosse un regno ricco, re Antioco IV concupiva il vicino regno d’Egitto, dove i suoi cugini Tolomeo Filometore, Tolomeo Evergete, ossia il Pancione, e Cleopatra (che, essendo la seconda Cleopatra, si fregiava a sua volta di un numero, ed era nota come Cleopatra II) regnavano assieme. Vorrei poter dire che regnavano in perfetta armonia, ma così non era. Fratelli e sorella, e anche mariti e moglie (sì, nei regni orientali l’incesto è permesso), erano in conflitto tra loro da anni, ed erano quasi riusciti a mandare in rovina la bella, fertile terra del gran fiume Nilo. Così, quando re Antioco IV di Siria ha deciso di conquistare l’Egitto, ha creduto che avrebbe avuto vita facile grazie ai bisticci fra i suoi cugini, i due Tolomei e Cleopatra II.

Cleopatra #2.

   Ma, ahimè, non appena ha girato le spalle alla Siria, alcuni sgradevoli episodi di sedizione l’hanno costretto a fare dietro-front e a rientrare in patria per tagliare un po’ di teste, squartare un po’ di corpi, strappare un po’ di denti e, probabilmente, estirpare qualche utero. E ci sono voluti quattro anni prima che un numero sufficiente di teste, braccia, gambe, denti e uteri fosse asportato ai legittimi proprietari, e che re Antioco IV riuscisse ad accingersi per la seconda volta a conquistare l’Egitto. Questa volta, in sua assenza la Siria è rimasta tranquilla e docile, così re Antioco IV ha invaso l’Egitto, conquistato Pelusium, disceso il delta fino a Menfi, conquistato anche questa città e iniziato la risalita dell’altro lato del delta, in direzione di Alessandria.
Avendo mandato in rovina il paese e l’esercito, i fratelli Tolomei e la loro moglie-sorella, Cleopatra II, non hanno avuto altra scelta che chiedere aiuto a Roma contro re Antioco IV, poiché Roma è la più forte e la più grande di tutte le nazioni, nonché l’eroe di tutti.
In soccorso dell’Egitto, il Senato e il Popolo di Roma, che a quei tempi andavano più d’accordo di quanto oggi crederemmo possibile, o almeno così riferiscono le cronache, hanno inviato il loro nobile, prode consolare Caio Popilio Lenate.
   Ora, qualsiasi altro paese avrebbe accordato al suo eroe un intero esercito, e invece il Senato e il Popolo di Roma hanno concesso a Caio Popilio Lenate soltanto dodici littori e due scrivani. Poiché, tuttavia, si trattava di una missione all’estero, ai littori era stato concesso di indossare le tuniche rosse e di inserire le scuri nei fasci di verghe, per cui Caio Popilio Lenate non era del tutto indifeso. Si sono imbarcati su una piccola nave e hanno gettato l’ancora nel porto di Alessandria proprio mentre re Antioco IV risaliva il ramo canopico del Nilo, in direzione della grande città dove si erano rifugiati gli Egiziani.
   Avvolto nella toga bordata di porpora e preceduto dai dodici littori in tunica cremisi, recanti le scuri nei fasci di verghe, Caio Popilio Lenate è uscito da Alessandria per la Porta del Sole e ha continuato a marciare verso oriente. Ora, non era più un giovanotto, così procedeva appoggiandosi a un lungo bastone, il passo placido al pari del volto. Dal momento che solo i prodi ed eroici e nobili Romani costruiscono strade degne di tal nome, ben presto Caio Popilio Lenate si è ritrovato a camminare nella polvere. Ma Caio Popilio Lenate si è forse lasciato scoraggiare? No! Ha continuato ad avanzare, fin quasi all’immenso ippodromo dove gli Alessandrini amavano assistere alle corse dei cavalli, si è imbattuto in una muraglia di soldati siriaci e ha dovuto fermarsi.
Il re Antioco IV di Siria si è fatto avanti, incontro a Caio Popilio Lenate.
«Roma non ha alcun diritto di mettere il naso in Egitto!» ha detto il re, con terribile, funesto cipiglio.
«Neppure la Siria ha diritto di mettere il naso in Egitto» ha ribattuto Caio Popilio Lenate, con un sorriso dolce e sereno.
«Tornatene a Roma» ha detto il re.
«Tornatene in Siria» ha detto Caio Popilio Lenate.
Ma nessuno dei due si è mosso di un centimetro.
«Stai recando offesa al Senato e al Popolo di Roma» ha aggiunto Caio Popilio Lenate, dopo aver fissato per un po’ il volto fiero del re. «Mi è stato ordinato di costringerti a far ritorno in Siria.»
Il re ha riso a crepapelle, e sembrava che non riuscisse più a smettere. «E come farai a costringermi a tornare in patria?» ha domandato. «Dov’è il tuo esercito?»
«Non mi serve un esercito, re Antioco IV» ha risposto Caio Popilio Lenate. «Tutto ciò che Roma è, è stata e sarà, ti sta di fronte in questo momento. Io sono Roma non meno del più grosso esercito di Roma. E nel nome di Roma, ti ripeto di bel nuovo: tornatene a casa!»
«No» ha detto re Antioco IV.
   Così, Caio Popilio Lenate ha fatto un passo avanti e, con gesti pacati, si è servito della punta del bastone per tracciare un cerchio nella polvere, tutt’attorno alla persona di re Antioco IV, che si è trovato all’interno del cerchio disegnato da Caio Popilio Lenate.
«Prima di uscire da questo cerchio, re Antioco IV, ti consiglio di ripensarci» ha detto Caio Popilio Lenate. «E quando ne uscirai… be’, volgiti verso oriente e tornatene in Siria.»
   Il re non ha aperto bocca. Il re non si è mosso. Caio Popilio Lenate non ha aperto bocca. Caio Popilio Lenate non si è mosso. Dato che Caio Popilio Lenate era un romano e non aveva bisogno di nascondere il viso, la sua espressione dolce e serena era in piena vista. Invece re Antioco IV aveva il viso nascosto dietro una barba finta, riccioluta e dura, e persino così non riusciva a celare il suo furore. Il tempo passava. E poi, ancora all’interno del cerchio, il potente re di Siria si è girato sui talloni, verso oriente, ed è uscito dal circolo procedendo in direzione orientale ed è tornato in Siria assieme a tutti i suoi soldati.
   Ora, mentre puntava sull’Egitto, re Antioco IV aveva invaso e conquistato l’isola di Cipro, che apparteneva all’Egitto. L’Egitto aveva bisogno di Cipro, perché Cipro gli forniva il legname per le navi e le case, e grano e rame. Così, dopo essersi congedato dagli Egiziani plaudenti ad Alessandria, Caio Popilio Lenate ha fatto vela per Cipro, dove ha trovato un esercito di occupazione siriaco.
«Tornatevene a casa» ha detto loro.
E quelli se ne sono tornati a casa.
   Anche Caio Popilio Lenate se n’è tornato a casa, a Roma, dove ha riferito, con grande dolcezza e serenità e semplicità, che aveva rimandato a casa re Antioco IV di Siria e risparmiato all’Egitto e a Cipro un destino crudele. Vorrei poter concludere il mio raccontino assicurandoti che i Tolomei e la loro sorella, Cleopatra II, d’allora in poi sono vissuti e hanno regnato felici e contenti, ma così non è stato. Hanno semplicemente continuato a bisticciare tra loro e ad assassinare alcuni parenti stretti e a mandare in rovina il paese.

***

Polibio scrive che Lenate, dopo aver tracciato la circonferenza, intimò al re di dargli il responso da riferire al Senato e che questi si arrese a fare “qualunque cosa i Romani avessero chiesto”. Solo dopo questo il nostro romano accettò di stringergli il braccio.
Per Livio Roma non mandò Lenate proprio solo soletto, bensì in compagnia di due senatori: fu una commissione d’inchiesta, che partì dall’Italia pressappoco quando vi tornò quella spedita in vista della battaglia di Pidna—ci arriveremo.
Che il nostro Caio Popilio se ne sia andato da solo o quasi in Egitto convinto di far paura quanto un esercito è credibilissimo, visto il numero di episodi simili attestati. Non si dubita nemmeno granché della storia del cerchio nella sabbia — anche l’Encyclopaedia Britannica la riporta. Eppure un po’ di scetticismo ci sta bene — se non per la sceneggiata del vecchio politico, almeno per la reazione del re: possibile che una dichiarazione (anzi, una minaccia!) di guerra facesse tanta paura? Noi di Voyager crediamo di no. Beh, siamo nei primi anni ’60 del secondo secolo, la Terza Guerra Macedonica dura dal 171 e il suo esito è ormai evidente; soprattutto, Antioco ha già infranto la pace di Apamea occupando Cipro: che Roma non gli dichiari guerra a tavolino è già un colpo di fortuna insperato.
Insomma, con tutte queste dimostrazioni di forza la sua decisione non può che sembrare saggia.

Appendice: Alessandria

Alessandro (aprile 331 a.C.) fece edificare una delle circa diciotto città che portavano il suo nome su un villaggio di pescatori preesistente, Rhacotis. Da qui il nome egiziano della metropoli, che significa più o meno “La Ricostruita” o “L’Accresciuta”.
Secondo Machiavelli l’architetto responsabile di cotanto splendore, Dinocrate o Chirocrate o Stasicrate – in ogni caso qualcosa che c’entra con la forza (κράτος) – aveva già immaginato di trasformare il monte Athos in una città, e dato che non ci sarebbe stato spazio per coltivare il grano si accontentò di prevedere dei rifornimenti via mare. Un tipo molto efficiente, insomma…

Progettò anche la pira di Efestione (324 a.C.), impiegando un tipo di pietra introvabile nella zona di Babilonia.

Efestione (più che altro Jared Leto dei Thirty seconds to Mars) nel film Alexander. Qualcuno si ricorda ancora di questo fail?

Vitruvio scrive invece che la proposta fu di scolpire una facciata del monte a forma di Alessandro con una cittadina in una mano e una brocca nell’altra, a versare acqua finta in un fiume finto.

   Per tornare ad Alessandria, in pochi anni essa si sostituì a Tiro nei commerci e divenne la più grande città del mondo. Fino a Roma, naturalmente.
È memorabile per la sua divisione interna, che ricorda i castra romani per la razionalità: essendo stata progettata a tavolino, fu facile separare le diverse etnie, inglobando Rhacotis a sud-ovest, sul lago Mareotide, e trasformandola nel quartiere egizio, piazzando i dignitari macedoni su un altopiano che dominava il porto principale (oggi in parte sommerso e in parte isolato dalla costa) e che fece da acropoli, sbolognando gli ebrei nel quartiere Delta – lontanissimi dal centro e dalla residenza dei re, ma con ampio accesso al mare e spazio per il culto dei loro morti.

In rosso i posti appena nominati. In arancione i più antichi, perché qui c’è roba fino a Diocleziano. Clicca per ingrandire.

In realtà c’era anche una quarta etnia, in città: i greci. Se gli ebrei costituivano una società a sé stante, i macedoni erano l’èlite e gli egiziani la feccia, i greci si collocavano nella fascia media della popolazione; in particolare, erano funzionari di corte con grado variabile a seconda che potessero vantare parentele macedoni o meno.
Questa suddivisione era così rigida che si mantenne invariata per tutta l’epoca ellenistica.

Saltando a piè pari quelle tre cose che conoscono tutti – biblioteca, museo e Faro, collegato alla terraferma dall’Eptastadio – meno noto è che Ottaviano entrò in Alessandria il primo giorno di sestile del 30 a.C., quasi un anno dopo Azio, ed è per questo che il mese corrispondente fu rinominato agosto.

Il resto non è storia classica, non ci servirà in futuro. In futuro c’è l’assedio del 47, con Cesare tappato dentro e tante cose belle.

Minibonus

Alessandria al tempo della Cleopatra famosa.

Se cliccate su quest’immagine finite su National Geographic. Lì quei pallini nascondono molti dettagli.

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6 thoughts on “Leggende di Roma: Caio Popilio Lenate

    • A parer mio i Romani facevano i nostri stessi pasticci in politica (e ben di peggio in guerra, visto che noi per fortuna non possiamo muoverci più di tanto), erano corrotti quanto ‘noi’ (contando che ci sono voluti tre secoli e mezzo di cataclismi per buttare giù un impero), ma erano anche un popolo giovane, come lo sono Tedeschi e Americani oggi. Non bastano tre secoli di declino per metterli fuori combattimento; noi siamo al secolo numero… beh, dipende da chi conti come ‘primo italiano’ 😀

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  1. Come no, certo che ci ricordiamo di quel disastro di Alexander. Ci ricordiamo la Jolie, un re Alessandro isterico e ciarpame vario.

    Val Kilmer, che non è un grande attore, faceva un’ottima figura in mezzo a quella banda di attoroni, ognuno sul set a recitare non una parte, ma la parte di se stesso 😀

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    • Val Kilmer, chi era costui? A me non piacque nemmeno lui. Gli diedero una parte facilissima con delle scene di uno squallore unico per avere a che spartire con la Storia.
      Dai, la Jolie era perfetta in quel ruolo! È che se non fa un film d’azione ci si ricorda che è una star, non è colpa sua 🙂

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    • Sono diventata lurker del mio stesso blog, ma ci sono ancora! Chiedo scusa a te e a tutti i visitatori per essere scomparsa da un giorno all’altro, presto aggiornerò questo postaccio. Devo solo decidere se chiudere o meno…

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