Parla la Follia – No comment post #2

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Il limite massimo di 140 caratteri salverà l’umanità senza abolire la libertà di parola.

Virgolette1 Marco Tullio, il padre della romana eloquenza, abitualmente, preso da poco dignitoso tremore, esordiva balbettando come un ragazzino. Quintiliano vede in questo la prova dell’oratore di valore, che misura le difficoltà; ma non farebbe meglio a dire che la sapienza è un ostacolo a condurre in porto le faccende pratiche? Che faranno costoro quando si dovrà ricorrere alle armi, se si perdono d’animo così quando si combatte semplicemente a parole?
Nonostante questo, a Dio piacendo, si esalta il famoso detto di Platone, che fortunati saranno gli Stati se a reggerli saranno chiamati i filosofi, o se i reggitori si daranno alla filosofia. Se, invece, consulterai gli storici, troverai che il concentrarsi del potere nelle mani di un filosofastro o di un letterato è la peggiore sciagura che possa colpire uno Stato. E mi pare lo attestino bene i due Catoni: uno dei quali turbò la pace della repubblica romana con le sue pazze denunce; l’altro, mentre diffondeva con un eccesso di saggezzala libertà del Popolo Romano, la mise del tutto a soqquadro.
Aggiungi a questi i Bruti, i Cassi, i Gracchi, e Cicerone stesso, che allo Stato romano fece tanto male quanto Demostene a quello ateniese.

[…]

Comunque, se fossero come asini davanti a una lira solo riguardo ai pubblici affari, ci si potrebbe passare sopra; il guaio è che sono altrettanto incapaci in ogni altra occasione della vita. Invita a pranzo un sapiente: disturberà col suo cupo silenzio, o con le sue noiose questioncelle. Invitalo alla danza: diresti che balla come un cammello. Portalo a uno spettacolo: basterà la sua espressione a guastare il divertimento alla gente e, come il saggio Catone, sarà costretto a lasciare il teatro perché non può spianare il cipiglio.

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Smetto le citazioni: non vorrei avere l’aria di saccheggiare la raccolta del mio Erasmo.

Da Elogio della Follia, di Erasmo da Rotterdam.

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17 thoughts on “Parla la Follia – No comment post #2

  1. Argomento estremamente interessante….poteva nascere solo da te.
    Mio modesto parere : filosofia,conoscenza,etica e quant’altro è fondamento della società civile (quando si è costretti) deve essere asservito completamente all’atto più incivile che c’è : la guerra.Perché essa (quando non vi é assolutamente modo di evitarla) é causa di vita o di morte per lo “stato” (vediSun.zu).Gengiz-kan (meglio Temugin) stese la prima grande e organica raccolta di leggi della storia mongola, ma poi a guidarlo fu la ferocia,l’intelligenza, il freddo calcolo e l’assoluta assenza “civiltà” (…= la sua ferocia).Cesare,ad Alesia, era in inferiorità numerica spaventosa e fece qualsiasi cosa in suo potere per vincere (indebolendo il nemico) compreso il far morire di fame i civili galli buttati fuori dalla citta.Napoleone, era un figlio (molto dubbio) della rivoluzione Francese/illuminista in quanto (a mio avviso) si comportave come un Re = mandava a morte migliaia di francesi,in battaglie sanguinose, per estendere il suo potere.
    Io penso che quando si tratta di cose pratiche (ad esempio la guerra) la filosofia e conoscenza devono dare ,solo, la chiara visione di come calcolare i rischi….ma è il coraggio che spinge all’”incoscienza” della lotta e spesso fa “agguantare” quel pizzico di fortuna che ,molte volte, è la differenza fra vittoria e sconfitta.
    Io spero tanto che si affermi un principio contrario a quello sostenuto da Carl von Clausewitz (..la guerra è la prosecuzione,in altra forma della diplomazia..) e cioè che “ alla guerra è sempre preferibile TRATTARE” ….e magari anche avere un bricciolo di umanità e considerazione per le persone comuni da parte dei “capi” che sono chiamati a guidarli.
    Comunque gli unici uomini “estremamente acculturati” che vorrei con me in battaglia sono :Epaminonda, Franz von der Trenck…….e Alessandro Magno in stato di manifesta esaltazione (..o ubriachezza).
    Gladiumibericum

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  2. <>

    Verissimo 😄 A voler essere impietosi, possiamo aggiungere Platone stesso, che quando tentò di convertire al governo dei filosofi il buon tiranno di Siracusa Dionisio II, combinò- a detta di Plutarco- immani disastri:

    … che il palazzo del tiranno siracusano si riempì della polvere sollevata da un nugolo di accademici intenti a disegnare figure geometriche nella sabbia, e che Platone stesso avrebbe tentato di convincere Dionisio a smantellare esercito e flotta (pilastri della potenza siracusana) per raggiungere la felicità attraverso lo studio della geometria… (sic!)

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    • Che gran bei commenti quest’oggi, grazie!
      @coscienza: non sapevo come finisse la storia della conversione del tiranno, ti ringrazio! Povero Platone, ci credo che lo cacciassero ripetutamente a pedate… Geometry is the way!
      @gladium: in realtà è merito solo del diletto Erasmo. Non concordo su alcuna delle tue parole, ahahahah! Per me la guerra, almeno parlando in astratto, è giustificabile e necessaria. Forse ho un’impostazione troppo scientifica per vedere grandi applicazioni per la filosofia, anche se la trovo nobile, interessante e utile – nella mia singola vita, non in quella di una comunità.
      E poi ammiro moltissimo Von Clausewitz! Certo, meglio risolvere con le chiacchiere, ma se non è possibile la soluzione drastica mi va bene lo stesso. A patto che i suoi effetti siano duraturi.
      Insomma, per me viva l’opportunismo (anche perché non è possibile “debellarlo” in alcun modo).

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  3. …io,fra i tanti amici,ho pochissime persone che mi sono care (..parlo,che sono nel mio cuore..),ma, e spero di non trovarmi mai in tale situazione, se fossero in pericolo di vita non esiterei a morire o a uccidere per salvarle.Quindi se amplifico tale esempio su una “scala” stato/nazione = non posso negare il fatto che un popolo che rischi la schiavitù o l’estinzione DEVE confrontarsi in una guerra (..a questo punto accetto la tua definizione di “necessaria”).Ma se penso che quasi tutte le guerre nascono per motivi economici,religiosi,o razziali dico : un economia più equa (perché le multinazionali sfruttano ,sottobanco e sottocosto, le materie prime dei paesi in via di sviluppo?) religioni più serie (..nessun insegnamento predica la guerra..) razze più coese (…se cominciamo a capirci e rispettarci = non parlo solo per noi,quando andiamo all’estero,ma anche per chi viene da noi) annienterebbero le radici delle guerre che nascono,quasi sempre, per imporre qualcosa a qualcuno.
    Comunque penso che la “filosofia” abbia una applicazione fondamentale in chi é costretto a combattere una guerra : ..devi guardare veramente nel tuo più profondo io per trovare il coraggio di morire,lasciando chi ti é più caro senza difesa…. (…scusate,ma é l’incubo che temo di più).
    PS.
    So,Amnell, che quello che ho scritto (anche se è intriso di qualunquismo) lo pensi (quasi completamente) anche tu…ma oggi mi va di scrivere…e mi piace confrontarmi su questi “alti” argomenti con persone che hanno il quoziente intellettivo adeguato.
    PS.2
    …x Alessandro : …mah!…sarà difficile….anche a quei tempi nessuno riusciva a dialogare,fino in fondo,con Agrippo (..hanno scoperto che era il cane di Agrippa).
    Gladium

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    • Quasi completamente, in effetti. Escludo le religioni, che a parer mio non possono essere “serie” né possono smettere d’incitare all’odio (non importa che Gesù Cristo, Maometto o Buddha non predicassero la guerra. Anzi, lo trovo un discorso discutibile) ed escludo anche che ci sia bisogno della filosofia per morire. Si muore tranquillamente d’incoscienza e soprattutto senza pensare ad altri se non a se stessi.

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  4. Casualmente ho finito oggi di rileggere “Fanteria dello spazio”. Li, Heinlein fa delle considerazioni su filosofia, politica e guerra interessanti, come quelle di gladiumibericum qua sopra. Chi l’ha letto si ricordera’, per esempio, che solo gli ex-soldati possono votare, e insegnare storia e filosofia…

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    • Tanto per cambiare possiedo senza aver letto l’originale, Starship Troopers (giuro che lo farò), quindi l’esempio che porti mi fa un po’ strano. Sicuramente in tempi foschi è inevitabile che i militari dominino politica e società – penso a un ingrandimento del fenomeno degli ultimi due secoletti d’Impero romano, con le legioni al potere – e forse non è nemmeno sbagliato. Nessuno di più responsabile di un bravo soldato, tantomeno un politicante di mestiere o un oratore, per tornare a Erasmo. 🙂
      Intanto molte grazie per lo spunto, probabilmente amplierò questo tema più avanti.

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  5. CI sono situazioni in cui è necessaria la saggezza e situazioni in cui serve di più la pratica. Il comando dello stato abbisogna di pratica. Certo, poi è bene avere un minimo di buon senso e di conoscenze anche in questi casi, così come il saggio sarebbe bene sapesse fare qualcosa.

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  6. ….pratica sulle cose pratiche…saggezza nella pianificazione…e le due cose insieme (in percentuale variabile) a seconda dell’uso teorico o pratico = effettivamente è la cosa più saggia.
    Ma io non parlavo solo di questo io non ragionavo solo su cosa è meglio usare per superare una prova,ma su cosa può contare un uomo per superarla.Quando sei di fronte ad una prova suprema…disastri,malattia,o (come in questo caso) battaglia : la nostra mente dovrebbe essere preda dell’istinto di sopravvivenza, ma qualcuno riesce a sovvertire questa ferrea legge (insita nel nostro DNA) e ad affrontare quello per cui nessuno è mai preparato fino in fondo.La saggezza può dare uno scopo alla tua vita ed un destino alla tua nazione, ma nasce da tempi non brevi e gli effetti del suo operare si sviluppano in tempi non brevi.La pratica può arrivare ad essere anche un atto istantaneo,e il suo effetto può avere anche effetti fulminei.In battaglia bisogna saper combinare entrambi nel modo migliore e subito perché l’istante dopo potresti non avere un’altra possibilità…e quell’istante che stai vivendo potrebbe durare meno di un battito di ciglia . Macchiavelli diceva (più o meno) che l’errore in battaglia è il peggiore perché non si può emendare in quanto rapido è il castigo.Mentre nel film POINBREAK si diceva che,anche se vivi sul tuo serf ,quando sei sull’onda suprema (quella che ti può uccidere) e mai hai provato tale paura : non puoi chiedere il timeout.
    In battaglia tutto questo ti entra dentro come una lama che cerca i tuo cuore…e non si lascia filtrare dalla saggezza : perché la sensazione può essere fulminea e non dare tempo alla tua mente di elaborare…e non puoi nemmeno essere certo che la tua immensa pratica ti salvaguardi,permettendoti sempre di modificare gli eventi nell’attimo e nella misura che ti darebbero la salvezza.E’ l’essenza di quell’uomo che in quell’attimo emerge,fatta di saggezza,pratica,coraggio,pazzia,istinto (ma soprattutto la “forza” che hai dentro) e ti indica quale via prendere per tentare di battere la morte.Perché la morte per schiacciare la vita prende mille e una strade…e ce ne è sempre una che non conosci.
    E spesso è la fortuna che ti tira fuori dai “casini” ma solo perché tu sei riuscito a sovrastare,per un attimo,il tuo terrore più profondo….e dando a lei una possibilità di operare.Se un saggio è tanto forte da attraversare una battaglia e non perdere ne coraggio,ne ragione allora quello che ha dentro lo rende degno di governare.
    Per quanto riguarda noi,che siamo persone comuni e non sapremo mai ,quanto potremo essere deboli davanti all’insormontabile…abbiamo una sola speranza o certezza (che dir si voglia) : …che non sappiamo nemmeno quanto possiamo essere forti.
    PS. ma non sarà che qualche volta ho un incontrollabile stato di esaltazione ????? bah!

    PS.1 Perché io,che sono quasi un eretico, dò qualche possibilità alle religioni di operare in bene…e Amnell invece non ne da nessuna ?….non l’ho mai capito (..quindi è molto interessante,per me).
    PS.2 L’uomo,quando muore,non pensa solo a se….pensa a quello per cui è vissuto…e questo è i suoi cari………

    Gladiumibericum

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    • Amnell non dà pace alle religioni perché nel migliore dei casi fanno fare la cosa giusta per il motivo sbagliato. E perché mostrano la miseria degli uomini. E perché studia la Storia della propria specie. E perché ha il senso del ridicolo. E perché non sente bisogno di qualcosa da venerare per sentirsi bene – anzi, un dio le sarebbe d’impedimento.
      In migliaia di anni le religioni hanno avuto tempo per risolverci i problemi; avendone solo creati di più gravi, io dico che hanno perso il diritto di esistere.
      Non sono ancora morta e non so dire a cosa penserei. Posso ipotizzare che si muoia pensando alle stesse cose che si sono pensate in vita: chi a se stesso e chi ad altri.

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  7. …diavolo….no ti capirò mai.Assolutamente mai.
    Hai risposto alla mia domanda tirando fuori 6 …dico 6!!!!!! cose su cui sono perfettamete d’accordo.
    Mi sarebbe piaciuto dialogare con te sull’argomento…ma mi hai chiuso la bocca.
    …secondo me sei nemica del dialogo.
    Peccato,perchè fai venire una gran voglia di parlare con te…..

    Gladium

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    • Io non chiudo la bocca a nessuno. Chiunque qui può commentare, di certo non censuro e ribatto educatamente.
      Questo non significa che debba mostrare dei dubbi che non ho: io non sono chiusa al “dialogo”, ma alla religione sì. Se ne può discutere e può anche essere interessante, ma la mia posizione di partenza è che la fede fa schifo. Non dirò il contrario.
      Se non mi capisci perché ho una linea di condotta incoerente, dillo e spiegami pure perché.
      Tra l’altro, qui non siamo noi due a “dialogare”: molta gente passa di qui e il dibattito è aperto a tutti. Ognuno parla al mondo intero, teoricamente.

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  8. ……..la terzultima riga = è un rimarcare che appovo tutto quello che hai detto (…tanto da trovare superfluo aggiungere qualcosa )
    …….la penultima riga = era una battuta.
    ……..l’ultima riga = é uno dei complimenti più belli che faccio quando dialogo con qualcuno.

    ……….come al solito,ogni 6 mesi, capita la volta che non ci intendiamo per nulla,
    quindi per questo semestre = abbiamo già dato.

    Comunque riconosco che,come al solito,scherzo molto poco sul blog…e dovrei far capire più chiaramente ,quando lo faccio.

    Gladium.

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