Antioco vs. Perseo

Non sono molto fiera di aver pensato questo post. Vista l’intelligenza dei contendenti, mi sa tanto di combattimento tra babbuini… Fa niente.

Antioco III di Siria vs. Perseo “il Senza Numero” di Macedonia: Chi il più imbecille valido?

Partiamo dalla fine.
La Siria con Magnesia ha perso un mucchio di territori — tutta la penisola anatolica e la Tracia, che le davano accesso all’Europa — e la libertà di dichiarare guerra senza il consenso di Roma.
La Macedonia con Pidna ha perso città e influenza in Grecia, la dinastia regnante, la casta aristocratica, l’unità e l’indipendenza.
Se la validità di un capo si misura dalla sua capacità di attutire il colpo dopo una caduta, vince Antioco.

Di contro, Perseo ha avuto molto meno tempo per preparare la sua guerra, mentre Antioco l’ha pianificata a tavolino con mesi o forse anni di anticipo, a giudicare dal numero di alleati cui è riuscito a spillare uomini. Vero è che con Antioco c’era Annibale e che le cose hanno cominciato ad andar male quando lo si è snobbato troppo…

C’è poi da dire che in entrambi gli eserciti figura ed è determinante la falange, in un caso (probabilmente) di tipo greco e nell’altro macedone.
Semplificando, si può dire che, man mano che essa si è evoluta, l’agilità è stata sacrificata in nome della maggior protezione possibile: in questo senso i falangiti macedoni precorrono i corazzatissimi romani, anche se l’idea di usare delle lance* lunghe tre volte il soldato non è un’idea buona come si dice. Basti pensare che uno scudo greco, legno rivestito da mezzo millimetro di bronzo, lascia passare anche le frecce — figurarsi un giavellotto.
Ne deriva che, quanto ad armamento, gli opliti siriani non hanno mai avuto speranze coi legionari, mentre i falangiti macedoni sì.

Dunque la Macedonia potrebbe fare molto meglio dell’Impero Seleucida, perché parte da basi migliori. Tuttavia la Siria fa quasi tutto quel che può per vincere, mentre i macedoni non si sprecano nemmeno sul piano diplomatico, facendosi portare via dozzine di potenziali alleati.

Non che Perseo non abbia tentato di farsi degli amici, in Grecia e magari proprio in Siria. Solo che ha fatto fallito tutte le trattative per spilorceria. Addirittura, riferisce Tito Livio, avrebbe potuto allearsi con tale Clodico, un gallo che gli avrebbe fornito diecimila cavalieri e altrettanti fanti. Lasciando stare i secondi, non è che una falange si possa permettere di rifiutare un tale aiuto, come mi facevano notare nei commenti a Pidna. La cavalleria gallica fa sempre un sacco di danni!

Bisogna anche considerare il poco tempismo dei due re.
Antioco se ne va in Grecia con una manciata di soldati e pochi viveri, solo per ritirarsene quando vede che i romani si sono alleati coi macedoni e hanno già un esercito completo. Senza contare che, se avesse coordinato meglio la flotta, avrebbe potuto attraversare l’Ellesponto senza perdite. E senza contare nemmeno gli arzigogoli che fa in Anatolia per trovare la posizione migliore per la falange, invece di attaccare subito, trascinare i romani in un posto desolato e iniziare la guerriglia o al peggio arroccarsi in una fortezza.
Perseo dal canto suo è ancora più insicuro. I suoi movimenti abbastanza randomici per la Macedonia permettono a eserciti affamati e praticamente già sconfitti di togliersi d’impaccio, per anni.

E qui è utile fare una distinzione. Antioco è perfettamente in grado di prevedere le mosse di Roma (anche se la immagina più lenta di quanto non sia); Perseo le cose non le deduce, se le sogna. Vede un esercito che dall’interno si è portato sulla costa e pensa che le sue stesse truppe, incaricate di correre dietro ai romani, non esistano più. Perché non le vede nei paraggi, mica per altro. Mah!

Antioco finisce linciato due anni dopo Magnesia mentre razzia un tempio dell’attuale Lorestan, provincia iraniana.
Su Perseo c’è meno da ridere. Sfila nel corteo trionfale di Emilio Paolo e viene condotto ad Alba Fucenzia. Per una settimana viene lasciato in un cunicolo con una spada e un tratto di corda, ma non ne vuole sapere né dimpiccarsi né di. Poi Paolo lo fa spostare in una prigione più dignitosa, martoriando una volta di più l’orgoglio del poveretto. I suoi nuovi guardiani lo tengono sveglio fino a ucciderlo.
I suoi due figli, Filippo e Alessandro (non ve lo aspettavate, eh?), finiscono uno morto a distanza di due anni e l’altro scrivano per un qualche magistrato romano.
Se un uomo si misura dalla grandiosità della sua fine, vince decisamente Perseo, che porta con sé nella tomba famigliari, corte tutta e nazione.

In conclusione, Antioco è un miglior comandante di Perseo — se non altro perché guida personalmente il proprio esercito! — ma fa molti più danni alla propria nazione, se buttiamo un occhio al futuro.
La Siria diventerà una delle Province romane più affidabili e partorirà imperatori e donne notevoli, come Zenobia di Palmira e le quattro Giulie di Emesa**.
La Macedonia avrà la forza di rialzare la testa già vent’anni dopo la Terza Guerra, ancora a Pidna. Per mezzo millennio richiederà almeno due legioni a pieno regime e possibilmente di veterani che ne sorveglino ogni angolo, e anche così resterà un covo di ribelli. Non si romanizzerà mai né darà significativi contributi all’Impero.
Lode ai macedoni e non al loro ultimo re, insomma.

amour_sep2[1]

*Ah, l’annosa questione lancia-picca! Con l’imbarazzante confusione che vige fra gli storici di ogni età, e volendo specificare che in senso stretto la sarissa macedone le precorre entrambe, mi limito a farne una questione di periodi storici: la picca è tipica di Basso Medioevo e Rinascimento, quindi la sarissa non lo è.

**Cioè Giulia Domna, Giulia Mesa, Giulia Semiamira e Giulia Mamea. Ci ritorneremo quando il blog passerà a date “d.C.” e se si sentirà di parlare di donne.