Letture perdute di fine estate

L’estate per me è un’era geologica che va grossomodo da aprile a novembre.
Per cui salve, sono or ora riemersa dalle vacanze estive. Pensavo che stavolta avrei fatto il ponte con quelle natalizie, dico la verità. E invece! 😀

Ma ciancio alle bande! Vi racconto qualcuno dei libri che ho letto negli ultimi mesi.

Coralinda, “favola nera e fantascientifica per adulti e bimbi disobbedienti” di Massimo Citi.
In fase di pubblicazione l’autore ne riportò uno stralcio, tratto da pagina 42 della versione dell’epoca.

Finora Somma Zero si è mantenuta fedele alla sua politica. Ma non essendo un’ingenua ha dato ordine a gruppi scelti dei suoi di tenere d’occhio le civiltà umane, lasciando credere ai grandisuole che l’unico interesse delle blatte stesse nell’immondizia e nella sporcizia che gli umani erano così abili a produrre in grandi quantità.

Da qualche tempo, tuttavia, Somma Zero comincia a sospettare di aver sbagliato tutto e che, tirate le somme, avesse ragione la precedente regina-madre.
“Gente così grossa, così troppamente grossa pensa di essere importantemente importante.”
“Sporco, sporco, sanno produrre soltantemente sporco. Per fare una minimamente cosa ne sciupano altre dieci.”
“Stupidi, sono propriamente stupidi, sono capaci di portare in giro soltantemente i loro grossamente piedi e le loro teste vuotamente vuote.”

Le frasi della precedente regina-madre, compresi gli avverbi che sostituivano imparzialmente aggettivi e congiunzioni, le tornano spesso in mente, soprattutto all’inizio della giornata. Da quando, poi, il lago Sognamacchia è diventato una pozzangherona puzzolente dalla quale escono senza sosta mostriciattoli di ogni tipo, Somma Zero si sta chiedendo se non sia il caso di impiegare il resto della sua vita (altri ventiquattromila anni circa) a sterminare l’umanità schiacciandola sotto i piedi dei suoi Bekamuti.

Interessante, anche solo dal punto di vista linguistico.
Lo trovate gratis su Lulu.

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L’arte di ottenere ragione esposta in 38 stratagemmi, di Arthur Schopenhauer.
Il giudizio immediato fu che l’autore avrebbe potuto riversare la ridondanza del titolo nel testo. Gli stratagemmi sono spesso ovvi o intuitivi, ma proprio per questo sarebbe stato meglio fare qualche esempio pratico. Dopotutto l’abilità nel rigirare la frittata a proprio favore dipende dall’allenamento.
È una lettura divertente (per essere Schopenhauer, certo…), se non altro per accorgerci del numero di trappole verbali in cui incappiamo ventiquattr’ore su ventiquattro.

E poi anche lui odia Cicerone.

I Topici di Cicerone sono un’imitazione a memoria di quelli aristotelici, assai superficiale e povera: Cicerone non ha proprio alcun concetto di che cosa sia e a che cosa miri un topus, e così raccatta alla rinfusa ex ingenio ogni sorta di discorso e lo adorna riccamente con esempi giuridici. Uno dei suoi scritti peggiori.

Ed Hegel.

[…] il discorso cadde su Hegel, e io affermai che la maggior parte delle cose da lui scritte è insensata o, almeno, che molti passi dei suoi scritti sono tali che l’autore butta lì le parole e il senso deve mettercelo il lettore.

E propone un mucchio di modi incredibili in cui spuntarla:

Il più bell’esempio a questo proposito è offerto dal francese Curè, il quale, per non pavimentare la strada davanti alla sua casa, come erano obbligati a fare gli altri cittadini, citò un detto biblico: paveant illi, ego non pavebo (“tremino pure quelli, io non tremerò”). Ciò convinse gli amministratori comunali.

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E poi mi sono regalata i miei primi fumetti, giusto per vedere come sono fatti quelli di carta.

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Ho letto troppo poco di questo genere, quindi non mi pronuncerò. Personalmente sono contenta di aver speso i miei soldi proprio per Zerocalcare.

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La conquista della felicità, di Bertrand Russell.
In un tema di scuola l’ho definito, esagerando, ‘imbarazzante’. In realtà è una buona lettura, mai pesante e con alcuni spunti originali.
Il problema è che Russell è la classica mente brillante, quindi leggendo un trattato dal titolo così ambizioso non ti aspetti i consigli della nonna formulati in base alla mera esperienza e al sentire comune. È banale, per i suoi standard.
Non mancano anche considerazioni ingenue:

Tutti i migliori romanzi contengono brani noiosi. Un romanzo tutto brio dalla prima pagina all’ultima è quasi certamente un romanzo mediocre.

Ehm, no.

Di Kant si dice che non si sia mai allontanato più di dieci miglia da Königsberg in tutta la sua vita. Darwin, dopo aver girato il mondo, trascorse a casa tutto il resto della sua vita. Marx, dopo aver suscitato qualche rivoluzione, decise di passare il resto dei suoi giorni al British Museum.
Tutto sommato, si nota che per lo più i grandi uomini hanno avuto una vita tranquilla e che i loro piaceri non erano di quelli che possono apparire eccitanti a chi osservi dal di fuori.

Ma chi è che se parli di “grandi uomini” ti tira fuori Kant? Mah!
Però c’è del buono:

La capacità di sopportare una vita più o meno monotona dovrebbe essere acquisita nell’infanzia.
I genitori moderni sono molto da biasimare a questo riguardo; essi offrono ai loro figli troppi divertimenti passivi, come gli spettacoli e i dolciumi, senza rendersi conto dell’importanza che ha per un bambino il trascorrere un giorno uguale all’altro, a eccezione, naturalmente, di qualche rara occasione.
[…]
Non voglio dire che la monotonia abbia dei meriti in sé; voglio dire soltanto che certe cose buone sono possibili soltanto là dove vi è un certo grado di monotonia.

Oddio, non condivido una parola, ma almeno è un punto di vista alternativo.
Per mia fortuna La conquista della felicità non si occupa quasi mai di quel che promette, finendo per raccogliere molte buone osservazioni di etica. Ne riparleremo più avanti.

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Lolita, di Vladimir Nabokov.
Pessimo! Ah, mi prudono le mani per quanto mi brucia il ricordo!
Voglio dire, Nabokov si era trovato un argomento interessantissimo, praticamente impossibile da rendere noioso sia scrivendo male che bene, e tutto quel che ne ha cavato è stato un Humbert?
Blasfemia.
Con le storie che giocano col senso della moralità bisogna avere polso e descriverle a trecentosessanta gradi, altroché sprecare cento pagine in digressioni sul paesaggio!
Certo, c’è da considerare il realismo. È il pedofilo a parlare ed effettivamente è verosimile che veda tutto in una prospettiva così distaccata.
Rimane il fatto che non annoiare è più importante dell’essere verosimili.

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Il tribuno Clodio, di Luca Fezzi.
Di Clodio parlerò in un articolo a sé. Parliamo dei miei problemi con l’autore.
Fezzi mi ha fatto capire due cose: che non leggerò mai più un suo libro e che, se lui è il prototipo di storico di successo, io non voglio diventare una storica.
Un passo indietro.
Al momento devo capire cosa fare di me stessa. Le opzioni sono due: Facoltà d’Ingegneria o Facoltà di Storia? L’ingegnere è concretamente utile al mondo, progetta e calcola e costruisce; e lo storico?

Lo storico legge, ricostruisce e divulga in forma più chiara. Il problema è come si trasmette la conoscenza.
Leggendo Clodio, mi è parso che fosse solo questione di mettere insieme due fonti e riportare le interpretazioni dei critici. Leggi e ripeti, leggi e riscrivi. Metti una bibliografia chilometrica in appendice — perché mille altri hanno scritto le stessissime cose prima di te — e sei a posto.
Sotto quest’aspetto, persino i miei post sono infinitamente migliori. Il lavoro che tento di fare è più complicato: si tratta di svecchiare, attualizzare e, quando rischio di diventare illeggibile, semplificare gli eventi. In ogni caso, l’obiettivo è dare un senso a un cumulo di dati noiosi anche per me.
Quindi il mestiere dello storico non è quello che tento di fare io, al diavolo! Addio, sogni di gloria!
A proposito, manca poco al prossimo post di storia.

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Ma più che dei libri questa è stata la stagione dei manga e relativi anime, più di settanta.
Per citare quelli di cui ho un buon ricordo: Bleach (no, il fanservice non mi disturba affatto), Shingeki no Kyojin, Mirai Nikki, Durarara!!, Sword Art Online, Psycho-Pass fra quelli per il pubblico maschile; ClannadHachimitsu to Clover fra quelli da ragazze.

Infine, menzione d’onore per Bakuman, che mi ha passato chili di voglia di fare — con risultati spesso disastrosi, ma quella è colpa mia! Merito della segnalazione di Hendioke. 😀

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Parla la Follia – No comment post #2

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Il limite massimo di 140 caratteri salverà l’umanità senza abolire la libertà di parola.

Virgolette1 Marco Tullio, il padre della romana eloquenza, abitualmente, preso da poco dignitoso tremore, esordiva balbettando come un ragazzino. Quintiliano vede in questo la prova dell’oratore di valore, che misura le difficoltà; ma non farebbe meglio a dire che la sapienza è un ostacolo a condurre in porto le faccende pratiche? Che faranno costoro quando si dovrà ricorrere alle armi, se si perdono d’animo così quando si combatte semplicemente a parole?
Nonostante questo, a Dio piacendo, si esalta il famoso detto di Platone, che fortunati saranno gli Stati se a reggerli saranno chiamati i filosofi, o se i reggitori si daranno alla filosofia. Se, invece, consulterai gli storici, troverai che il concentrarsi del potere nelle mani di un filosofastro o di un letterato è la peggiore sciagura che possa colpire uno Stato. E mi pare lo attestino bene i due Catoni: uno dei quali turbò la pace della repubblica romana con le sue pazze denunce; l’altro, mentre diffondeva con un eccesso di saggezzala libertà del Popolo Romano, la mise del tutto a soqquadro.
Aggiungi a questi i Bruti, i Cassi, i Gracchi, e Cicerone stesso, che allo Stato romano fece tanto male quanto Demostene a quello ateniese.

[…]

Comunque, se fossero come asini davanti a una lira solo riguardo ai pubblici affari, ci si potrebbe passare sopra; il guaio è che sono altrettanto incapaci in ogni altra occasione della vita. Invita a pranzo un sapiente: disturberà col suo cupo silenzio, o con le sue noiose questioncelle. Invitalo alla danza: diresti che balla come un cammello. Portalo a uno spettacolo: basterà la sua espressione a guastare il divertimento alla gente e, come il saggio Catone, sarà costretto a lasciare il teatro perché non può spianare il cipiglio.

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Smetto le citazioni: non vorrei avere l’aria di saccheggiare la raccolta del mio Erasmo.

Da Elogio della Follia, di Erasmo da Rotterdam.