Quei casinisti dei Greci

Qualche mese fa ho scoperto che i miei anni di elucubrazioni un tantino pesanti per la mia giuovane età sono andati sprecati, perché Nietzsche aveva già pensato a tutto. E quindi bravo Friedrich, mi hai mandato a monte la carriera di baby-filosofa. Mi dici cosa faccio adesso del mio pessimismo, se non posso nemmeno fondarci sopra un sistema metafisico? Eh? Eh?

Sogni di gloria sfumati a parte, quello che scrive Nietzsche (quando si capisce: no Fried, gli aforismi per favore lasciali a Moccia, okay?) della Storia è molto bello.

*** Nietzsche? Il gatto della Merkel? ***

Semplificherò molto, scusate. Nietzsche crede che ci siano due tendenze nel mondo: apollineo e dionisiaco, che grossomodo sono il logos, l’ordine, e il caos. C’era equilibrio finché quel pisquano di Socrate, con la sua mania di catalogare tutto sottoforma di concetti, non ha portato in vantaggio l’apollineo. Poi il suo degno compare, Platone, ha peggiorato la situazione mettendo le idee in un mondo (l’iperuranio) di cui il nostro è solo la bruttacopia. Da lì al dualismo Terra-Paradiso del cristianesimo e all’odio per questo mondo il passo è stato breve.

Questa cosa ha fatto abbastanza schifo, visto che il caos c’è e se lo ignori è peggio. Il dionisiaco in teoria serviva per accettare questo disordine e non vivere nell’ansia di razionalizzare ogni minima cosa. E invece le religioni ci dicono che c’è un motivo per tutto e che, se facciamo i bravi bambini, nell’aldilà ci aspettano settanta vergini.

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Poi Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!¹, e che si fa? Si fugge dalla realtà, si trova un surrogato di Dio, tipo la scienza o il marxismo. Oppure ci si rassegna a questo benedetto caos e s’impara a trovare da soli il senso della vita.

In ogni caso, prima o poi il dionisiaco riconquisterà lo spazio che il logos gli ha tolto.

*** Fine ***

C’è molto di e contro Nietzsche in Storia della filosofia occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali dall’antichità a oggi di Betrand Russell, cui quest’estate dedicherò alcuni articoli (a cominciare dal prossimo). Costui dedica qualche centinaio di pagine al ritratto della cultura greca.

Per Russell i Greci avevano molto poco di razionale.

Il successo di Dioniso in Grecia non sorprende. Come tutte le comunità civilizzatesi rapidamente, i Greci, o almeno una certa parte di loro, conservavano l’amore per il primitivo e il desiderio per un genere di vita più istintivo e passionale di quello sanzionato dalla morale corrente. All’uomo o alla donna che, per costrizione, sono più civilizzati nel comportamento esteriore che nel sentimento, la razionalità è fastidiosa e la virtù è da loro sopportata come un peso e una schiavitù.
[…]
Nel campo del pensiero, la sobria civiltà è approssimativamente sinonimo di scienza.
Ma la scienza pura non ci soddisfa; gli uomini hanno anche bisogno della passione, dell’arte, della religione [parla per te, N. d. A.]. La scienza può porre limiti alla conoscenza, ma non dovrebbe porre limiti alla fantasia. Tra i filosofi greci, come anche tra quelli dei tempi posteriori, ce n’erano alcuni che erano in primo luogo degli scienziati e altri che erano in primo luogo dei religiosi; questi ultimi dovevano molto, direttamente o indirettamente, alla religione di Bacco. Ciò si applica particolarmente a Platone e, con lui, a quegli sviluppi ulteriori del pensiero che infine si sono fissati nella teologia cristiana. Il culto di Dioniso, nella sua forma originaria, era selvaggio e, sotto molti punti di vista, ributtante. Non è sotto questo aspetto che influenzò i filosofi, ma nella forma spirituale attribuita a Orfeo, forma ascetica che sostituiva l’ebbrezza mentale a quella fisica.

In pratica, Russell sta smontando le basi di Nietzsche.
Mettendo nero su bianco, Nietzsche: razionalità (apollineo) → Socrate → Platone → Cristianesimo. L’apollineo ha trionfato sul dionisiaco e la religione è nata per proteggerci dal caos imperante.
Russell, invece: Bacco (dionisiaco) → Orfeo → Pitagora → Platone. Il dionisiaco l’ha fatta da padrone finora e la religione è un suo sottoprodotto.

Ho tirato in mezzo Pitagora perché la sua filosofia ha molto della religione, o meglio del misticismo. Una delle prove più simpatiche che Russell propone è l’etimo della parola teoria: in origine indicava l’estasi provocata dalla contemplazione del divino, che poi i pitagorici hanno associato all’esperienza della matematica.
Russell dice: sai quando stai facendo un problema e ti viene l’illuminazione? Ecco, quella per Pitagora era identificazione con Dio.

Lì ho capito che i problemi che ho risolto io non erano abbastanza difficili.


Una cosa che Rinascimento e Romanticismo ci hanno fatto dimenticare è che anche i Greci erano superstiziosi. Alcuni dei precetti che i pitagorici dovevano rispettare, per esempio, erano ‘non spezzare il pane’, ‘non attraversare travi’, ‘non toccare galli bianchi’.² E il culmine dell’entusiasmo Empedocle lo raggiungeva nel blaterare

«Miserabili, abietti miserabili, tenetevi lontani dalle fave!»

anigif_enhanced-buzz-22246-1387223770-7Quel che ne penso io

Né Nietzsche né Russell guardavano alla Storia con obiettività. È dell’inglese per esempio questa dichiarazione:

Penso che un uomo privo di pregiudizi non possa scrivere di storia in modo interessante — ammesso che un uomo simile esista.

che approvo. E no, Alberto Angela NON scrive di storia!

Ciò detto, il mio tema della maturità non so perché è finito col sostenere la tesi che l’entropia, cioè il disordine, col tempo stia aumentando anche nella società. È il secondo principio della termodinamica, vale in fisica e, se si è abbastanza disone furb sofisti, si può banalizzare in questo modo: per i pagani la Storia si ripeteva sostanzialmente invariata in un ciclo simile a quello delle stagioni; per i monoteisti la Storia è una linea in cui nulla si ripete e gli uomini non hanno o hanno scarso controllo sul loro destino; per Nietzsche è una sfera. Cerchio, linea, sfera: il disordine è andato aumentando.

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Questo discorso è molto impreciso in molti modi diversi. Il principale è proprio che il mondo degli antichi era meno tranquillo di come lo pensiamo. C’erano Dioniso e Pan, il Fato, il Caso (Empedocle credeva in quello e nella Necessità) e più tardi la Sorte, la Fortuna e i culti misterici come quello della Bona Dea e di Angerona, dea del silenzio. Altroché in medio stat virtus.

Il fatto che gli dèi dell’Olimpo dettassero anche le leggi morali, cioè che “mettessero ordine”, ha un motivo antropologico: gli dèi che dovevano garantire un buon raccolto vennero associati al benessere dello Stato, e al benessere dello Stato venne associata la figura del re. La sua parola diventava così divina, ed ecco che infrangere la legge era un sacrilegio. Da qui il legame tra religione e moralità.

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Un’etica come tutte le altre.

Quello che chiamiamo ordine dunque c’entra poco nella battaglia tra apollineo e dionisiaco.
Inoltre anche il Cristianesimo non è che sia proprio il massimo della linearità. Ha la sua mitologia basata sui santi, le cui gesta fino a sessant’anni fa erano più popolari di quelle di Gesù Cristo; ha i suoi riti d’iniziazione e la sua intolleranza verso specifiche fette di popolazione, come qualunque setta.

Questo senza contare per niente l’influenza delle scienze sulla nostra percezione del tempo, della giustizia e della verità.

Insomma, il mondo è un disastro e non mi pare che sia mai stato più ordinato di così. Quindi tanto vale, come diciamo sempre io e il cugino Fried, accettare la Dura Verità e andare avanti.
Che poi è dura il giusto. A me non pare che non poterti appigliare a niente tranne che a te stesso sia poi così terribile. 😀


¹Dal famoso Frammento 125 della Gaia scienza.
²Un altro è non sedersi sui boccali. Be’, questo è buonsenso più che superstizione…

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14 thoughts on “Quei casinisti dei Greci

  1. Ho scoperto ieri questo blog, a prima vista sembra fatto molto bene. Spero di non sbagliarmi 🙂

    Né Nietzsche né Russell guardavano alla Storia con obiettività.
    Tempo fa ho letto Storia della Filosifia Di Russell e mi è piaciuto molto perché è riuscito darmi un filo logico per orientarmi tra i diversi autori e le varie scuole di pensiero e a metterli in relazione al contesto storico e sociale da cui provenivano, cosa che non ero minimamente riuscito a fare studando sul testo di Abbagnano/Fornero.
    Perché trovi che Russell non sia obiettivo, citazione a parte?

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    • Ciao, grazie della fiducia. Spero di non deluderla.

      Io dell’Abbagnano-Fornero trovo che sia buono solo quanto scritto da Fornero. 😀

      A parte questo, anche a me sta piacendo moltissimo la Storia della filosofia (ho letto solo il primo volume, finora) e credo che il metodo con cui è scritto sia davvero più efficace di quello “scolastico”. Il punto è che quando l’hai finito, se non hai altre conoscenze cui appigliarti, ti trovi a non poterla pensare diversamente da Russell: già solo indicare cosa il tale antico filosofo abbia mutuato da un altro è un rischio che, come vedi, i moderni evitano come la peste. Lo dice lui stesso: le filosofie presocratiche ci sono giunte solo attraverso frammenti o citazioni di scrittori spesso ostili e di molto posteriori (“eppure mantengono la loro grandezza”, vado a memoria), quindi interpretarle e rimasticarle è un grosso azzardo… figurati collegarle all’epoca moderna.

      Che poi sia un rischio che val la pena di correre è un altro paio di maniche. 😀

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  2. Io dell’Abbagnano-Fornero trovo che sia buono solo quanto scritto da Fornero. 😀

    Ahahah. Riaprendo uno dei volumi, mi rendo conto che non hai tutti i torti. In tre anni di “studio” non ci avevo mai fatto caso. 😀
    Ho dato un’occhiata a un vecchio testo (1972) di Geymonat, sempre di filosofia per licei, e non mi pare male. Quantomeno è più chiaro di Abbagnano. Hai mai letto qualcosa di quell’autore? Se sì, che ne pensi?

    Quanto alla critica su Russell, ossia che

    Il punto è che quando l’hai finito, se non hai altre conoscenze cui appigliarti, ti trovi a non poterla pensare diversamente da Russell

    direi che questa è la pecca della divulgazione in generale, ossia che ti devi fidare dell’autore. Se ne sai abbastanza da poter fare una lettura critica, allora leggi roba più specialistica. O no?

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    • O no?

      Può darsi. Io ti posso dare una risposta sulla storia, ché la filosofia non è ancora il mio campo: se non stai leggendo un saggio su Mussolini, ma uno sui Romani, le insidie sono quasi le stesse sia che si tratti di un’opera divulgativa che di una specialistica, perché lì il ruolo di chi scrive è mettere insieme i pezzi di un puzzle incompleto.
      Prendi Giulio Cesare: non è che non si sappia cos’ha fatto nei suoi ultimi quindici anni di vita, eppure, della ventina di libri che ho qui di fianco, quando la domanda è “Perché ha fatto tutto quel chiasso?” non ce ne sono due che rispondano allo stesso modo, e citano tutte le stesse fonti (più pettegolezzi che altro). Questo vale per il libricino che presi in quarta elementare come per la Storia di Roma di Mommsen. Quindi come al solito l’unica è leggere e produrre una propria interpretazione, l’ennesima. 😀

      Ce l’ho da qualche parte un Geymonat, dovrò guardarci perché non lo conosco! A me piace abbastanza Popper. ^_^

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    • Stralci del Secolo breve, è in lista subito dopo Russell! Prima voglio approfondire le poche conoscenze che ho dell’Ottocento. In pratica dell’Ottocento so solo dire “Napoleone”, “Bismarck” e “colonie inglesi in Asia” o quasi. D:
      Consigli & suggerimenti?

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      • stupidità diffusa, tra idealisti, romantici e positivisti

        Allora non ti chiedo niente dei Futuristi, sono una delle mie poche gioie. 😄
        Il Novecento non appassiona nemmeno me, ma poi mi son detta “Che razza di storica-wannabe sei se per te tutto finisce con la morte di Bismarck?”, e quindi sto iniziando a trovargli dei lati positivi. Credo.
        Lombroso, AHAHAHAH, fortuna che non l’ho studiato a scuola!
        L’articolo del Duca l’avevo visto e dimenticato, grazie 🙂

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  3. In effetti, razionale e irrazionale vanno a braccetto in qualunque secolo, cultura e societá: non esiste una societá nel corso dei secoli in cui predomini uno dei due fattori; è come se l’esistenza dell’uno sia possibile solo grazie all’esistenza dell’altro, non so se mi spiego

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    • Eraclito, in pratica. 🙂 Un misantropo probabilmente ti direbbe che non solo nessuno dei due riesce mai a dominare sull’altro in una società, ma manco in un’unica persona. 😀

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  4. Sempre un piacere leggere i tuoi articoli, Amnell.
    Tranquilla: nel periodo “Tutti siamo Nietzsche, Nietzsche è tutti noi” ci siamo passati tutti. Non so per quale associazione di idee ma mi ha ispirato un articolo su legge/ordine contro caos/disordine che mi farà riprendere in mano Moorcock.
    Tra le superstizioni dei Pitagorici non ricordavo quella dei galli, che è assolutamente awesome.

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    • Evviva, la Bambola Meccanica è tornata! 🙂
      Articolo? *Drizza le orecchie* Di Moorcock conosco solo Elric di Melniboné, sono curiosa di sentirne parlare.
      Ma poi perché proprio i galli bianchi? Io se avessi un qualche tipo di potere psichico lo userei solo per capire come nascono ‘ste idee…

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  5. ma vabbè… la superstizione nasce proprio dal caos no? W l’entropia crescente!

    Cioè scusami, se non possiamo capire il mondo (non possiamo estrapolarne le regole più profonde) dobbiamo andare a naso, e andare a naso significa che se un giorno vedi che passando sotto la scala quella ti può cadere addosso la prossima volta eviterai di passarci sotto, e così nasce la superstizione; che poi tu pensi che ti sia caduta addosso perchè tu ci sei passata sotto e non per caso, quello… beh… è il lato stupido della faccenda… non trovi?

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    • “la superstizione nasce proprio dal caos no? W l’entropia crescente!”
      Ovvero ‘W la superstizione’: se aumenta l’entropia, aumenta il caos che genera la superstizione. Uhm 😛

      Quello della scala è un esempio come il mio del non sedersi sui boccali: un’idea che parte razionale e sfocia in paranoia, o in stupidità, come hai scritto.
      Ciò detto, per quanto mi riguarda il problema non si pone: il mondo sarà anche incomprensibile a colpi di ragionamenti, ma quello che nel mondo conta è razionale eccome. (Capiscimi, sono anche costretta a pensarla così: sono sei anni che se voglio uscir di casa devo passare sotto una scala. 😀 )

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