Un ricordo

La professoressa Hack è morta. Tuttavia, avendo lei ammesso di non possedere un’anima, gli atomi che la compongono sono ancora in giro da qualche parte.
Non sono qui per fare il necrologio, ma per raccontarvi come la ricordo.

Anni fa, penso fosse in terza media, assistetti a una sua conferenza organizzata da una radio locale in uno dei teatri di Rimini.
Non mi aspettavo granché, dato che il pubblico era composto da bimbi delle elementari evidentemente trascinati di peso dai genitori.
E quando un bambino vorrebbe essere da tutt’altra parte, rende impossibile l’esistenza di altre forme di vita in un raggio di venti metri attorno a sé.
Di solito con me vomitano. Quella volta non fu un’eccezione.

La signora Hack, spettinata come ci si aspetta da uno scienziato, se ne stava seduta al suo posto già mezzora prima che l’incontro iniziasse, immobile. Intorno a lei bimbi che piagnucolavano, conduttori radiofonici che facevano i gargarismi e giocavano coi microfoni, tecnici che si affrettavano in tutte le direzioni coi loro scarponi di gomma.
A scuola mi avevano appena spiegato la struttura atomica, per cui tuttora me li immagino come elettroni che schizzano attorno al nucleo ed evitano di scontrarsi solo per la forza magnetica.

A un certo punto si stufò di aspettare, disse al conduttore che era ora e fu così che si diede inizio all’unica conferenza della storia d’Italia iniziata in orario.

Ora, dell’intervento in sé (come di tutto quel torno di anni) ricordo poco, ma notai che la professoressa rispondeva malvolentieri agli adulti, mentre s’impegnava al massimo coi bambini.

Uno di loro si alzò in piedi e le chiese di spiegargli “per favore” come fosse possibile che la Luna, ruotando intorno alla Terra, le rivolgesse sempre la stessa faccia, “perché a scuola non l’ho capito bene”. La Hack allora si piazzò al centro del palco e lo fece girare intorno a sé, dicendogli di guardarla sempre.
Dopodiché insistette per spiegargli che sia la Terra che la Luna ruotano su loro stesse, per cui la domanda non era scontata. “Un bel problema!”, disse. E allora gli mostrò che, se per fare un giro su se stesso avesse impiegato lo stesso tempo a fare un giro attorno a lei, alla fine sarebbero tornati a guardarsi in faccia.
Il bambino era timidissimo e non riusciva a coordinarsi per fare come lei diceva, fu una cosa lunga. Però funzionò.

Sorte peggiore ebbe una pettegola che manifestò la sua più grande preoccupazione: “Ma il Sole esploderà fra cinque milioni o cinque miliardi di anni?” “Cinque miliardi!” “Ah beh, meno male…” Grandi inarcamenti di sopracciglia fra tutto il personale qualificato e nessuna spiegazione supplementare da parte dell’esperta.
Io credo che la vita degli scienziati sia molto più dura di quanto sembri.

La terza cosa che ricordo è la parlata toscana infarcita di parolacce. I bimbi che chiedevano agli adulti, impietriti, il significato di certe espressioni e quando non ricevevano risposta prendevano a ripeterle ridendo.
La Hack che si spegneva man mano che le chiedevano di meteoriti e apocalissi varie, il viso che precipitava sempre più in basso verso le braccia conserte. E il sorriso quando le fecero l’applauso di commiato.

Non rimasi per la sessione di autografi, ché li disapprovo. Me ne sono sempre pentita.

Un paio d’anni dopo ero nella fase di fanatismo anti-religioso e trovai il modulo da compilare per sbattezzarsi fornito dall’UAAR, l’Unione di Atei e Agnostici Razionalisti. Uno dei presidenti onorari era Margherita Hack.
Così scoprii che era un’attivista sia nel sociale che in politica e ne feci il mio modello.

Sebbene da allora non sia più convinta che uno scienziato debba partecipare alla politica, la Hack ha fatto molto per i non credenti, ed è anche per merito suo se oggi non siamo considerati una razza degenere.

Ovviamente è stata accusata di fanatismo. Ecco dunque una sua dichiarazione che lo dimostra:

Anche essere atei, come essere credenti, è una fede, perché io non posso dimostrare né che Dio c’è, né che non c’è. Io non credo perché non mi soddisfa l’idea di Dio, non posso pretendere di dimostrare che Dio non c’è. A me sembra assurda l’idea di Dio perché mi sembra infantile, ma questa è un’opinione personale.

Come per la Montalcini, la sua morte non fa notizia, se si escludono Internet e gli annunci di sfuggita ai telegiornali. Forse è meglio continuare ciò che aveva iniziato, invece.

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2 thoughts on “Un ricordo

  1. E’ raro, nella mia esperienza, trovare un ateo che riconosca che l’ateismo è una fede. L’ammiravo molto prima la ammiro ancora di più adesso. Bel post e bel ricordo 🙂

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