“Respira!” — No comment post #3

Consiglio di leggere i seguenti periodi a voce alta e con espressività. Prendete un bel respiro, altrimenti sverrete per mancanza d’ossigeno prima di arrivare al punto.

1.

La cena si sarebbe trascinata così, fra discorsi rimasticati, chissà per quante ore, con mio padre ogni poco rievocante, amaro e deliziato, i vari «affronti» che aveva dovuto subire nel corso di quegli ultimi mesi, a cominciare da quando, in Federazione, il Segretario Federale, console Bolognesi, gli aveva annunciato con occhi colpevoli, addolorati, di essere costretto a «cancellarlo» dalla lista degli iscritti al partito, per finire a quando, con occhi non meno rattristati, il presidente del Circolo dei Negozianti lo aveva convocato per comunicargli di dover considerarlo «dimissionario».

2.

Il buon Perotti aveva ancora da sistemare il contenuto del vassoio sul tavolino di vimini apposta preparato, davanti all’ingresso laterale del campo, sotto un largo ombrellone a spicchi rossi e blu, che era raggiunto da una delle figlie, o la Dirce o la Gina, entrambe all’incirca della stessa età di Micòl, ed entrambe a servizio «in casa», la Dirce come cameriera, la Gina come cuoca (i due maschi, Titta e Bepi, il primo sui trent’anni, il secondo di diciotto, badavano invece al parco nella doppia mansione di giardinieri e di ortolani: e più che a intravederli talora in distanza, curvi a lavorare, rapidi a volgere su noi trascorrenti in bicicletta il lampo dei loro occhi azzurri e ironici, più che a tanto non eravamo mai riusciti).

3.

Quello che feci e pensai nelle quattro o cinque ore seguenti, cominciando dall’effetto che ebbe su di me, appena fuori dal Guarini, l’incontro col professor Meldolesi (sorrideva, il brav’uomo, senza cappello e cravatta, con il colletto della camicia a righe rovesciato indietro sul bavero della giacca, e svelto a darmi conferma della «impuntatura» della Fabiani nei miei confronti, del suo rifiuto categorico a «chiudere un occhio una sola volta di più»), per continuare con la descrizione del lungo, disperato vagabondaggio senza meta a cui mi abbandonai subito dopo aver ricevuto dallo stesso professor Meldolesi un buffetto sulla guancia a titolo di commiato e di incoraggiamento, non vale la pena di raccontarlo per esteso.

4.

Pazienza specialmente lei, Josette Artom, dei baroni Artom del ramo di Treviso (donna magnifica, ai suoi dì: bionda, gran petto, occhi celesti, e difatti la madre era di Berlino, una Olschky), la quale, oltre che stravedere per la casa Savoia al punto che nel maggio del ’98, poco prima di morire, aveva preso l’iniziativa di mandare un telegramma di plauso al generale Bava Beccaris, cannoneggiatore di quei poveri diavoli di socialisti e anarchici milanesi, oltre che ammiratrice fanatica della Germania dall’elmo chiomato di Bismark, non si era mai curata, da quando il marito Menotti, eternamente ai suoi piedi, l’aveva insediata nel suo Walhalla, di dissimulare la propria avversione all’ambiente ebraico ferrarese, per lei troppo ristretto—come diceva—, nonché, in sostanza, quantunque la cosa fosse parecchio grottesca, il proprio fondamentale antisemitismo.

Da Il giardino dei Finzi-Contini, di Giorgio Bassani.

Questa roba fa il paio con La chimera, che ci regalava una frase con diciotto virgole.

Annunci

9 thoughts on ““Respira!” — No comment post #3

  1. Io invece non capisco… ma perché tutti quegli incisi? Che siano fra parentesi, lineette o virgole, se deve dire com’è vestito Tizio, cosa fano i suoi figli e riportare i suoi commenti personali, è così brutto fra tre paragrafi diversi?
    E sì che io sono una a cui piace il periodare complesso, ma interrompere così i filoni logici dà le vertigini!
    V

    Mi piace

    • Seriamente, penso sia la sindrome da scrittorucolo logorroico: deve dire tutto, tutto insieme. L’idea che fra le informazioni ci possa essere una gerarchia (e che le subordinate esistano apposta per rispettarla) non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello.
      Nulla contro i periodi complessi. Certo che usarli per descrivere situazioni semplici al limite del demenziale come queste — scene di vita quotidiana — l’effetto è ridicolo.

      Mi piace

      • Eppure sbaglio o sono libri che hanno goduto del plauso della critica? Seriamente, se qualcuno mi mandasse roba del genere per farsela editare, gli direi caldamente di ripartire dalla grammatica italiana.
        V

        Mi piace

      • Beh, quando il messaggio da comunicare è così potente, cosa vuoi che sia la forma? Tell you what: questa è la proverbiale incapacità delle nuove generazioni di guardare ai contenuti.
        Comunque sì, è roba che piace a grandi e piccini (basta guardare le recensioni: non ne trovo una che dica le cose come stanno), degna di essere letta a scuola e puntualmente verificata.

        Mi piace

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...