Sulle canne (II) – Gli acari

Il secondo appuntamento con Pascal, sempre incentrato sulla (presunta) miseria e cannosità dell’Uomo, ci viene offerto da una Misteriosa Anonima. A frappè.

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Che cosa è l’uomo perché te ne curi? […]
Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli.
Salmo 8

Una canna è delicata, esile, debole. È un nulla che si cancella con poco: l’universo infinito non si cura di lei. E così è l’uomo. Quante volte mi capita di sentirmi fragile, piccola e disarmata di fronte all’immensità! Un acaro, dice Pascal. Siamo fragili perché mortali, siamo un ammasso di atomi che si disgregherà, destinato a essere polvere.
Mi viene in mente una poesia di Ciro di Pers, che recita: “Sempre si muore”.
E poi siamo fragili quando ci circondiamo di illusioni materiali, di piccoli piaceri che però si svelano effimeri e fugaci. Anche questi non sono altro che diversivi per celare la nostra gracilità.
Ci immergiamo nel materialismo e crediamo di risolvere così molti problemi. Fuggiamo, facciamo di tutto per non pensare alla nostra misera condizione e per non trovare una soluzione. Così ci rifugiamo in soddisfazioni temporanee che ci fanno sentire immortali, anche se per poco: Spinoza li chiama falsi beni, libidine, denaro e potere. Pascal riassume il tutto con la parola divertissement, che non è solo lo svago, ma l’oblio di sé.
Tuttavia è proprio nel materialismo che l’uomo muore, che smette di essere tale e perde la sua dignità.
Tutta la materia ha un inizio e una fine. Se l’uomo si concentra su quest’ultima, rinuncia alla sua essenza più pura e più profonda. Rinuncia alla sua identità di essere pensante. In questo modo diventa un semplice schiavo dell’universo naturale, e l’universo è potente.
Le forze della natura sanno essere terrificanti e per quanto l’uomo possa combatterle, rimarrà sempre una lotta impari. Parlo delle cosiddette catastrofi naturali, di quei fenomeni invincibili che in un batter di ciglia ci portano via il lavoro di una vita, se non la vita stessa.
E anche qui siamo più che fragili. Allora mi chiedo: se siamo consapevoli della nostra struggente condizione, come possiamo vivere in pace? Esiste forse un modo per difendersi? Siamo veramente soltanto acari?
Anche se l’universo è infinitamente grande, è comunque confinato nella dimensione materiale.
L’uomo invece non si limita al materialismo, è capace di molto di più perché pensa. Perché ha capito che l’unica cosa immortale, l’unica e la migliore arma di cui sia dotato, è il pensiero.
L’uomo muore, ma il prodotto della sua mente rimane per i posteri.
C’è qualcosa di grandioso in tutto ciò: siamo depositari di un patrimonio che è in continua evoluzione, della memoria dell’umanità intera. Questa è la nostra virtù, questo il vero tesoro inesauribile, il grande valore che vince sulla nostra piccolezza.
Perciò, citando Pascal, dobbiamo lavorare a “bien penser”: abbiamo cioè il dovere di crescere nella conoscenza e di elevare la nostra dimensione spirituale per far parte della grandezza umana.

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza.

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Una visione più apertamente ottimista di quella di Greta. Quale preferite? Davvero il pensiero è la nostra “unica e migliore arma”? Ed è giusto cercare di armarsi contro l’universo?

L’Autrice

image_1361458283659895   La nostra Misteriosa Anonima ha l’animo di filosofa e sostiene le sue opinioni con passione e audacia. Adoro chiederle tutti i perché e i percome del mondo, attività che mi ha fruttato e ancora ispira molti dei miei articoli. Sono inoltre convinta che un suo blog (per quanto cattolico!) migliorerebbe l’universo mondo.
Quando le ho chiesto un’immagine che la rappresentasse, mi è giunto un cucciolo di riccio.

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