Sulle canne (I) – Uomo gettato a vivere: barcolla, cade, muore

Questo è un periodo di esperimenti e sono orgogliosa di annunciare che nei prossimi giorni ne lancerò uno qui. Trattasi di guest posts, cioè di articoli scritti da altri, che nel mio caso non saranno blogger affini, ma miei coetanei – e saranno loro a rispondere a eventuali commenti.
Il tema sarà filosofico, partiremo con Pascal. Per tutti l’ispirazione sarà uno dei suoi Pensieri:

L’uomo non è che una canna, la più fragile di tutta la natura, ma è una canna pensante. Non occorre che l’universo si armi per annientarlo: un vapore, una goccia d’acqua sono sufficienti a ucciderlo. Ma quand’anche l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe pur sempre più nobile di ciò che lo uccide, dal momento che egli sa di morire e il vantaggio che l’universo ha su di lui; l’universo non sa nulla. La nostra dignità sta dunque nel pensiero. È in virtù di esso che dobbiamo elevarci, e non nello spazio e nella durata che non sapremmo riempire. Lavoriamo dunque a bene pensare: ecco il principio della morale.

La prima a esibirsi è Greta. Ci si vede in fondo. amour_sep2[1]

L’uomo di Pascal è simile a una canna che viene abbattuta facilmente da un fiume in piena, ma che poi, quando l’acqua passa, si rialza. Egli è forte quindi, non si arrende, per quanto sia “la più fragile di tutta la natura”.
Credo che questo non sia vero, perché ci sono tantissimi altri organismi ben più deboli di lui – le formiche possono venir calpestate, le foglie strappate… In confronto all’universo l’uomo è sì un esserino minuscolo, ma, come insegna un bel cartone animato, ogni cosa è importante, per piccola che sia. L’unica caratteristica per cui il genere umano si distingue è però il fatto di essere pensiero, di avere questa facoltà – gli animali sono dotati unicamente di istinto, anche se alcune specie dimostrano una spiccata intelligenza: come le api quando costruiscono l’alveare…

Ortone e il mondo dei Chi. Guardate più cartoni animati. [N.d.A.]

Pascal dice che una gocciolina d’acqua e perfino il vapore possono sconfiggere l’uomo. È vero, in quanto tale è debole: si fa facilmente prendere dalle passioni, abbattere da una folata di vento; però è consapevole del proprio destino: non conosce il quando, ma sa che dovrà morire. Questo lo rende superiore a qualsiasi forza che voglia sconfiggerlo, è un essere forte, dotato delle capacità necessarie per vivere bene. Non possiamo vivere nello spazio in quanto sterminato e forse misterioso; nemmeno nel tempo in quanto ci allontaniamo sempre più dal passato e ci facciamo spaventare dal futuro; nel presente possiamo dedicarci alla pratica del ragionamento. È l’unico mezzo per tirare avanti quando, dice Pascal, l’uomo si trova gettato a vivere.
L’universo viene così sconfitto, tutti i tentativi di soffocare la vita umana risultano vani, l’uomo sa combattere, resiste, tiene duro. Sempre che riesca a elevarsi alla capacità di pensare e non rimanga una fragile canna che si è lasciata staccare dal terreno e viene portata via dal fiume in piena. Deve capire quindi che alla base della propria morale c’è il pensiero, una casa in cui rifugiarsi se fuori c’è una tempesta, un camino acceso durante una giornata invernale… L’uomo, secondo Pascal, “è più nobile dell’universo” e quindi di ciò che lo annienta, perché la sua dignità risiede nel pensiero.
Questa secondo me è la reale verità: “lavoriamo dunque a bene pensare”, perché in fin dei conti proprio nel pensiero si traduce l’esistenza umana. La vita risiede nei pensieri resi attivi mediante le nostre decisioni, i nostri movimenti, le azioni quotidiane. Senza testa attaccata al collo non credo che l’uomo possa andar lontano… Secondo Pascal il ragionare porta però alle profonde domande esistenziali che soffocano la vita umana, così l’uomo è schiavo di passioni futili e inutili, ma dovrebbe sfruttare questa sua dote, senza paura, con la consapevolezza che la dignità di un essere umano risiede proprio in questo. Ritengo infine che sia giusto riflettere, ma anche vivere. Bisogna far sì che le proprie riflessioni non siano ossessioni per la propria esistenza, altrimenti si finisce per ritrovarsi con nulla in mano. Dunque è bene vivere, casomai prendersi le botte sui denti, perché riflettendo troppo si avranno solo sensi di colpa e rimorsi. Il futuro fa sì paura, ma è meglio buttarsi e cadere: solo le cadute fanno maturare l’uomo.
Non bisogna precludersi delle possibilità solo perché  non si sono trovate le risposte: esse non ci sono quando le domande vengono poste al momento sbagliato. Pensare fa bene, ma entro certi limiti.

amour_sep2[1]

Insomma, se penso poco annego nella noia e in attività futili (Pascal), mentre se penso troppo non vivo (Greta). Ma allora la domanda è: in cosa consiste il giusto mezzo?

L’Autrice

   Greta è la mia migliore amica. Non si ammala mai, non salta mai la scuola e riesce a studiare senza diventare pedante. Pratica l’ironia ventiquattr’ore su ventiquattro, anche se le sue barzellette mi risultano ancora indigeste. Soprattutto quando me le spiega. È nella squadra locale di pallavolo senza che la pallavolo sia fra le sue passioni e va famosa per la sua logica. Quando le ho chiesto di inviarmi un’immagine che la descrivesse, mi è arrivato Bambi.

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5 thoughts on “Sulle canne (I) – Uomo gettato a vivere: barcolla, cade, muore

  1. Pingback: Sulle canne (II) – Gli acari | Amnell

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