Segnalazione: Repubblica di Sangue

Il racconto Repubblica di Sangue, contributo di Gherardo Psicopompo al progetto “Risorgimento di Tenebra”, è da poco disponibile in ebook, dopo essere apparso a puntate su Draghi d’Ottone.
È lungo meno di cinquanta pagine, è scorrevole e si conclude in modo degno. Ed è gratis, a patto che diffondiate la notizia in giro – social network, blog, eccetera. Altrimenti è gratis lo stesso. Proprio per questo, oltre che per la validità del racconto, mi sento in dovere di parlarne. Probabilmente l’autore non saprà mai se avete condiviso il suo lavoro o meno e, come scrive lui stesso, non ha nemmeno predisposto un metodo per le donazioni spontanee: quello che cerca sono feedback. Pareri spassionati su come se la cava con la penna in mano.
Dunque, visto che ora si è qui a parlarne, lancio ufficialmente la mia filosofia di recensione:

Se qualcosa è bello, è mio dovere scriverne.
Se qualcosa è moderatamente brutto, è mio dovere non scriverne.
Se qualcosa è osceno, vomitevole, orrido, profano e via dicendo, decido io che fare. Posso rantare come covare in silenzio il mio dolore.
Se non siete d’accordo e volete farmi cambiare idea prima che faccia una sciocchezza, battete un colpo.

Questa, come dice il titolo – tranquilli, anch’io pensavo fosse lì per caso – non è una vera recensione, dunque non farò le pulci a ogni singola riga della Repubblica.
Partiamo dal lato negativo. I protagonisti della prima scena sono alcuni soldati della Seconda Repubblica Romana, che si scambiano qualche battuta prima dello sbarco dei francesi a Civitavecchia. Siamo in un discreto mostrato e in assenza di inforigurgito, cose ottime. Solo che rendono un pelo confuso lo scambio: ogni voce ha il suo nome e cognome, e sebbene siano solo quattro o cinque, una mente semplice come la mia non ne ha memorizzato manco uno. Solo nel caso di Ettore, che ha una bellissima parlata toscana, non ho fatto fatica a seguire i dialoghi. Poco male, perché muoiono tutti dieci secondi dopo. Tranne il detto Ettore, il tizio cui poco prima ha detto che gli garba di parecchio e un altro. Scusate lo spoiler, ma l’avreste capito da soli leggendo.
I lati positivi. Ce n’è uno che mai avrei pensato di apprezzare, e cioè una certa poesia. Per esempio:

Cagliostro parla lentamente, scandisce le parole come se dovesse andare a prenderle, una per una, sul fondo di un pozzo di silenzio.

Che ci porta dritti dritti al secondo buon elemento: il Conte di Cagliostro!
Ammetto di aver dovuto cercare qualche notizia in più su costui, per me la storia d’Italia è un buco nero. Così ho scoperto che fu prigioniero del papa nelle segrete del castello di San Leo, a due metri da casa mia. Comunque, dal testo si capisce subito che ha qualcosa che non va, perché è legato e un milite ha timore di liberarlo. Insomma, non sono solo leggende quelle che dicono dei suoi pastrocchi con gli spiriti! In attesa di combinare un guaio, profetizza la caduta della Repubblica e scambia il suo aiuto con la libertà. Se fosse stato buono avrebbe lavorato gratis, che diamine.

Adesso è il turno della perplessità, che rende necessaria una premessa: i francesi non si ammazzano né con le sciabole né con le pallottole. Noi diremmo che siano degli spiriti, degli zombie o cose simili. Noi, col nostro background culturale. Ma come fa Ettore a notare il fatto che i nemici sembrano più goffi e dedurre che “Forse è perché fa giorno”? Tutto è possibile, ma mi è parso che togliesse un po’ di verosimiglianza. D’altro canto, se Ettore non avesse fatto questa considerazione, avremmo preso la lentezza dei francesi come un deus ex machina che salva la vita ai buoni.
Inoltre, particolarmente inquietante è stato leggere di “sangue immondo” – evidente citazione del miglior fantasy italiano! – e di carte “sparse disordinatamente” – vi sfido a trovarne di sparse con metodo.

Bonus: due parole sui prologhi.

Li detesto. Se sono in dubbio su un libro e vedo che il primo capitolo non sta sulla prima pagina dopo i convenevoli, non lo leggo.
Le possibilità sono due: o l’autore vuole creare mistero, e quindi è una schifezza criptica piena di personaggi che non conosco e accadimenti che non capisco ma che dovrò rileggere/ricordare alla fine (e allora fammi un cazpero di epilogo, no?), o… beh, oppure no. Nel secondo caso, il prologo si chiama “prologo” e non “capitolo uno” perché fa figo. È comunque una presa in giro.
Repubblica di Sangue il prologo ce l’ha ed è del primo tipo: consiste nel papa che medita di prendere accordi con francesi e austriaci per soffocare i ribelli. In sostanza, l’autore ci mostra quanto Pio IX sia detestabile e ci mette in guardia da certi papali spettri, “spettri che rispondono ai nostri comandi. Spettri che faranno tremar loro le ossa e spazzeranno via dal loro animo la baldanza come cenere al vento”. Bah. Non sarebbe cambiato nulla, se non ci fosse stato.

In conclusione: Repubblica di Sangue è un racconto piacevole e scritto con onestà, senza contare che la parlata di Ettore mi ha strappato più di un sorriso.

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