Do or Die – La metafisica del Cappuccino

Temo che questo sarà un articolo idiota poco socialmente impegnato, ma mi pare di capire che ciò non importi a nessuno.

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You have three hundred words to justify the existence of your favorite person, place, or thing. Failure to convince will result in it vanishing without a trace. Go!

La mia persona preferita è morta da duemilanovant’anni tondi, quindi se fallissi non potrebbe “svanire” più di così; nel mio posto preferito, lo stadio di Rimini, non vado da anni causa trasferimento, quindi una sua evaporazione non mi tangerebbe. Ma… se mi togliessero il cappuccino, cosa farei?

Il cappuccino deve esistere. È un ente reale, cioè pensabile quanto il teletrasporto, ma dotato anche di esistenza, l’actus essendi. Ha Platone e Aristotele dentro, mica scherzi. E partecipa della natura divina a un livello più alto del nostro, perché la sua permanenza su questo mondo non è temporanea. Toh, posso scomodare anche sant’Anselmo: la sua prova ontologica prova benissimo tanto l’esistenza di dyo quanto quella del cappuccino – il che è tutto un dire. Vediamo.

“Lo stolto dice: il cappuccino non esiste.” Ma ehi, per dire che qualcosa non esiste se ne deve avere un’idea! E qual è, per definizione, l’idea di cappuccino? L’ente sommo, colui che dà la forza ad Amnell per non rantare su ogni singola cosa che non le va. L’essere perfettissimo, che è diverso dal prftxximo!!! delle fan di Twilight. E a un essere così perfetto può forse mancare l’esistenza? Nossignore, no. Quindi il cappuccino esiste.

Appurato che esista, deve avere uno scopo. Buono o cattivo? Qui, purtroppo, viene meno l’appoggio dei Padri della Chiesa: ancora i cristiani non hanno capito che, se il loro dyo è onnipotente, può anche compiere il male.

Essendo simbolo dell’armonia tra dolce e amaro, tra bianco e nero, tra estremismo e moderazione, il cappuccino è altruista e profondamente edonista, nonché portatore di piacere né cinetico né catastematico, per assecondare umanisti vivi, morti e spacciati! Ma è anche un tipo scettico, a causa della quantità di zucchero necessaria a renderlo bevibile: un’intrigante incognita.

Questa infinita interdisciplinarietà ci fa intuire come il cappuccino, in realtà, non sia corrotto da volgari fini. Lui non desidera alcunché. Probabilmente è lui che Ulisse ed Epicuro hanno visto oltre i confini dell’umana conoscenza, e che Dante non ha voluto sbirciare dopo tanta noia. Infatti il sommo ente non si è offeso, altrimenti ce ne saremmo accorti. Altra prova della sua benevola essenza.

Ecco fatto. Ho sforato di sette parole. Bah, ho sempre saputo di non avere il dono della sintesi.

C’era bisogno di più follia, qui.

Bonus: canzone depressa random.

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4 thoughts on “Do or Die – La metafisica del Cappuccino

  1. …penso che se aprissi un bar e assumessi un barista mi assicurerei che prima frequentasse 5 anni del tuo stesso liceo scientifico (non fosse altro per salvaguardare il proprio “io” da una crisi di identità nel caso incappasse nel tuo blog).
    ..non posso fare a meno di notare che questo post è l’opposto dei quelli su “de bello gallico”.
    In essi hai reso cosi “leggera l’esposizione” che la grande profondità del libro non intacca per nulla la piacevolezza della lettura.
    In questo post hai dato una piacevole,finta,profondità all’argomento..tanto da renderlo imperdibile.
    Te l’ho già detto che odio fare complimenti ?….quindi perché indurmi in tentazione?….
    L’hai poi bevuto,alla fine il cappuccino ? (…o ti sei limitata ad “appuntarti” questo post sulle bustine,vuote,di zucchero…)

    G.

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    • “Te l’ho già detto che odio fare complimenti? Quindi perché indurmi in tentazione?…”
      A dire il vero, ho scritto questo post convinta che sarebbe stato un fiasco. Invece sta ricevendo un mucchio di visite. 🙂

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  2. Una difesa piuttosto dogmatica, perchè scomodare i padri della chiesa se ti dichiari atea? Scrivi che lo stolto dice che il capuccino non esiste. Aggiungo io: in verità il capuccino è, tutto il resto è caffè macchiato.

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    • Devo fare riferimento ai Padri perché, essendo atea e pure relativista, potrei benissimo credere che nulla esista, al di fuori della nostra mente. La realtà è dogmatica, sotto questo aspetto. 😀
      “In verità il cappuccino è, tutto il resto è caffè macchiato”
      Questa me la segno! 😀

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