Pagami, qui è tutto gratis!

Oggi propugnerò un po’ d’idee, nulla di radicale. Se siete un po’ nerd, avrete visto che l’argomento preferito di alcuni blog parecchio apprezzati è stato lo stesso per parecchi giorni, la settimana scorsa (ora la polemica si è spenta). Ecco uno dei post migliori che siano venuti fuori in proposito.

La domanda è: pagheresti per leggere un blog? E, di conseguenza: l’informazione via Internet ha lo stesso valore di quella veicolata dai vari giornali e riviste?

Non è proprio un argomento che si presti granché ai flame, eppure ci sono opinioni contrastanti. È chiaro che a tutti i blogger piacerebbe essere pagati e a quasi nessun lettore piacerebbe pagare. Questo, beninteso, parlando di donazioni facoltative di, ipotizziamo, un euro – magari non una tantum, ma mensilmente. Infine, a  nessuno sta bene l’idea dei Veri Giornalisti™, secondo cui i blogger sono degli ignoranti che bistrattano la grammatica e tolgono lavoro ai critici. Coro di buuu!, per favore.

Questo ciò che l’intero universo ha rilevato. Adesso provo io a mettere in luce un aspetto che mi sembra rimasto inespresso.

Internet è nato per facilitare la diffusione del sapere. Il motivo per cui le persone oneste pretendono che il prezzo degli ebook cali, per esempio, è che la conoscenza non dovrebbe essere accessibile solo ai ricchi: quando lo è, ci si vendica piratando. Allo stesso modo, è bene che l’informazione sia libera. Poi va bene, se esiste qualcuno innamorato a tal punto del dato blogger da volerlo pagare, è tutto grasso che cola. Vedendola in quest’ottica, però, non è giusto nemmeno dargli la possibilità di farlo.

C’è poi da dire che è ben diverso scrivere per essere pagati, piuttosto che per puro capriccio, non solo in termini di qualità – e parlo sempre di gente perbene, residente sull’isola di Utopia, che si vuole meritare i soldi dei lettori – ma anche di ‘personalità’. Prendete questo blog: è un pesce molto piccolo, ma mettiamo per assurdo che una o due persone mi regalino un euro – o cento, è uguale. Per coerenza, dovrebbe sparire una buona metà degli articoli: tutti quelli che vanno sul personale (visto che io non sono un reality show), tutti quelli che non danno informazioni utili né divertono, e così via. Cosa rimarrebbe? Beh, intanto la sottoscritta si ridurrebbe a parlare di Storia con risultati discutibili, nell’ansia di essere per forza utile, spiritosa e avvincente. La qualità degli articoli calerebbe, perché dovrei produrre qualcosa regolarmente, invece che solo quando ho l’ispirazione. Dovrei limitare le mie tirate morali, tipo questa, a poche righe en passant. Dunque meno varietà di argomenti (e già è poca!), meno probabilità di farsi un pubblico eterogeneo, meno commenti. E se poca gente legge e ragiona, c’è meno possibilità di arrivare a comprendere le cose. In pratica, questo blog si spegnerebbe e morirebbe. E così, credo, tutti gli altri, visto che l’obiettivo di noi scrittori occasionali è far riflettere.

Che poi questa volontà di muovere le coscienze sia di un’arroganza mostruosa, poco importa e non è pertinente. Scrivi per imporre le tue idee, per schiacciare chi non ti piace, altroché altro.

Un secondo aspetto è il fatto che i blog sono al contempo delle “terre di mezzo” e dei catalizzatori di informazioni: si raccolgono notizie interessanti, le si pubblica tutte insieme e si rimanda ad altro per approfondimenti. In pratica, più che un trattato monolitico su un solo argomento, l’articolo dà un input, o, se volete, un catalogo di ciò che esiste (o anche non esiste, ma è più complesso!), di com’è fatto e di dove si trova, lasciando il resto al lettore. Se non hai una copia del De Bello Gallico con te, vai su Wikipedia per capire se è animale, minerale o vegetale, poi vieni su Amnell per sapere quanto sia arcisuperipermegastrafigo in una scala da dieci a dieci (e se ti va bene si capisce pure di che parla) e vedi che sono esistite personcine tipo Silla e Lucullo, che non c’azzeccano niente con britanni e compagnia cantante, e così te ne parti per saperne di più da altri blog e siti web. Avanti in questo modo nei secoli dei secoli, amen. Ma mica conosci il De Bello Gallico, alla fine: ne hai un’idea, magari anche precisa, ma non basta. Quindi sei costretto a prendere il libro e leggere. Ovvio, ovvio.

E dopo tutto questo, vuoi ancora pagare? Un blog, o anche tutti i blog dell’universo messi insieme, non sono completi, mentre tu vuoi pagare – ci scommetto – solo la fonte completa: un prodotto (libro? Film?) che ti dica tutto-tutto-tutto quello che c’è da sapere su quella parola o su quel concetto. Per Baricco Internet serve a surfare sulla conoscenza, il resto ad andare in profondità.

Oh, mi piacerebbe moltissimo andare a impelagarmi nell’eterna lotta superficie/profondità, ma non è il momento. Quindi, l’idea è questa: perché dovrei voler pagare per visitare una terra di mezzo, uno dei tanti corridoi che danno sulle tante stanze disponibili? Infatti, non voglio.

Questo in linea di massima, poi ci sono le eccezioni. Sarei ben felice di corrispondere una quoticina mensile a Gamberetta, per avere altri di quei magnifici articoli dei bei tempi andati, e lo stesso al blog di Francesco Dimitri, che mi interessa per le sue idee. D’altronde, io non accetterei denaro proprio perché questo blog è l’unica illusione di libertà che abbia, e non sono per nulla ansiosa di trasformarla in lavoro.

Liberissimi di dire ma chi tte paga a tte!, ci son già arrivata da sola! E liberissimi di dire perché quello che dico non funziona, visto che il generale progresso del flame mi sta dando torto (e ti pareva).

Advertisements

4 thoughts on “Pagami, qui è tutto gratis!

    • Veramente io non ho parlato né di blog d’attualità (ho usato la parola “notizie” nel generico senso di informazioni) né di diari personali. Ho semplicemente fatto l’esempio del mio blog, perché è partito come sgabuzzino delle idee, ma volevo applicare il ragionamento a qualunque blog. Se non ho insistito su quell'”imprescindibile dettaglio”, che in quanto tale è pure “piccolo”, è perché non è da lì che sono partita e non è lì che sono andata a parare.
      Comunque grazie per l’insulto, LOL. E per i commenti! 😀

      Mi piace

  1. Pingback: Segnalazione: “Quattro chiacchiere con… Germano Greco (Hell)” | Amnell

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...