Recensione: “La biblioteca di notte”, di Topolinamarta

Poiché il caro e dolce Bakakura si preoccupa di non aver nulla da leggere e noi blogger si è qui per lui, ecco un’altra Esplorazione dell’Ignoto: la recensione di un racconto pubblicato da Topolinamarta.

Ora, come gran parte dei principianti, sento il bisogno di fare un’introduzione: il racconto in questione non mi è piaciuto affatto. E sottolineo affatto. Però, dato che A) la scrittrice è una ragazza, B) è mia coetanea e, perdipiù, C) il tema del concorso cui ha partecipato non mi stimola granché, potreste pensare che sia l’Invidia a parlare. Proverò a dimostrarvi il contrario.

La prima sensazione spiacevole durante la lettura è data dalla ripetizione del nome del protagonista, Gaspare Marchetti. Lo veniamo a sapere alla seconda riga (in un poco convincente ‘raccontato’) e ce lo ripetono alla quarta, durante un dialogo: ce n’era davvero bisogno? Io, per esempio, avrei eliminato entrambe le menzioni, approfittando magari del fatto che, dieci secondi dopo questa scena, l’uomo legge il suo nome sulla copertina del libro che ha pubblicato.

Ma la vera piaga del racconto sono gli aggettivi. Sbucano fuori a tradimento dappertutto. Abbiamo dei “bip acuti”, un “enorme e unanime consenso di pubblico”, un “sinistro pendolo” che batte i “dodici rintocchi della mezzanotte”, la “lugubre luna piena”, un “nome stampato” quando si descrive una copertina di libro, eccetera. E questi sono solo gli aggettivi che ti danno dello scemo (un ‘bip’ è sempre acuto; i rintocchi della mezzanotte non possono essere che dodici, e via dicendo. Se devi leggerlo per capirlo, sei stupido). Poi ci sono quelli che rendono il tutto così ridondante che ti senti in fondo a un pozzo di melassa, come le famigerate “folate di vento di fine ottobre”. È poetico, certo, ma ai fini della trama cambia forse qualcosa?

Infine ci sono i momenti “WTF”, i miei preferiti! Qualche esempio:

«Magari tutti fossero puntuali come lei!», recita la bibliotecaria con aria sognante.

Ebbene, provate a replicare quell’azione. Sul serio, provate. Assumete un’aria “sognante” e recitate una battuta. Non so, ripetete il 5 Maggio. Vi accorgete, vero, del fatto che è impossibile? Come da dizionario: “Recitare: dire ad alta voce ciò che si è studiato e imparato a memoria; declamare; raccontare; citare.”

“[…] uno sfortunato lettore veniva tramortito con un libro e terrorizzato da ombre misteriose e rumori sospetti”

Cioè, prima incoccia in un libro che pare un muro di mattoni, cade a terra, sviene; poi viene spaventato da ombre e rumori (ovviamente tutto misterioso, sospetto e magari malvagio, nefasto e peccaminoso!). Sì, ha senso.

L’arcano uso delle parole è ribadito da una “pesante porta sbattuta con violenza”. Ehi, guarda laggiù, una porta sbattuta con gentilezza! Ed è addirittura pesante! Ma c’è di più.

“Inizia a pregare, a scongiurare che tutto finisca – o che perlomeno finisca presto.”

Che è chiaramente una contraddizione: il desiderio introdotto da ‘perlomeno’ è preferibile al primo! In altre parole, avrebbe avuto senso se fosse stato “Inizia a pregare, a scongiurare che tutto finisca presto – o perlomeno che finisca, prima o poi.”

Ricordo che la Dea, Gamberetta, ha sempre insistito molto su un certo tipo di errore. Qui, meraviglia delle meraviglie, c’è, e addirittura associato a un cocktail di altre simpatiche sciocchezzuole. Ecco a voi…

Altri visitatori a quest’ora?, si domanda ora, piuttosto irritato da quella insignificante distrazione che lo ha distolto dalla sua lettura.”

Andiamo con ordine. Non mi lamento per la ripetizione ‘quest’ora – ora’, perché io stessa commetto sempre tale errore. Guardate invece il difetto cui accennavo: “piuttosto irritato” in cosa diavolo differisce da “irritato”? Ha un odore o un sapore diverso? Infine, una chicca della logica: se la distrazione è ‘insignificante’, smette tanto di essere una distrazione quanto, di conseguenza, di distogliere dall’attività. Ancora, il possessivo in chiusura di frase è inutile: non puoi essere distratto dalla lettura di altri… soprattutto se sei solo, santo Piripillo.

Per non farci mancare nulla, poi, incontriamo dei cliché immani – beh, a dire il Vero tutta la storia narrata è un cliché, però… però… con un po’ d’impegno, si poteva rendere più che leggibile. Invece Gaspare sorride sotto i baffi, gente. Non che non si possa, per carità, è solo ridicolo.

Un altro luogo comune che sembra piacere all’autrice rivela l’idea che la Sacra Lettura elevi le anime di noi comuni mortali. Questa presunta nobiltà si è mantenuta nel protagonista, il quale riflette – per mano del Narratore, più o meno evanescente a seconda di come gli gira – che “forse non sono molti all’infuori di lui a considerarli [i libri] come persone vere e proprie.” Secondo me Topolinamarta condivide l’opinione (beh, in effetti gliel’ha messa in bocca lei…), cosa che va a classificare il suo personaggio come un Buono. Allora ho un dubbio: a inizio racconto, Gaspare si dimostra consapevole del fatto che il suo libro faccia schifo, ma quando lo sente esaltare da una sua fan si dimostra del tutto refrattario ai sensi di colpa. Dunque è un Cattivo! Però, quando deve trasmettere i Valori dell’autrice, diventa uno zuccherino. Ah, l’incessante lotta tra le doppie personalità Bene e Male!

Nel dubbio, preferisco il Cattivo: almeno non ha l’etica a intralciarlo.

Però bisogna dire che, in complesso, lo stile è originale: gli errori sono tantissimi, ma nessuno (eccezion fatta per l’eccessiva aggettivazione) si presenta due volte. C’è persino una domanda retorica: “I muri dell’edificio nascondono qualcosa di losco o è solo un’insulsa paranoia da scrittore di thriller?”… Che è più o meno come se Marta dicesse “Che bisogno c’è di creare un’atmosfera lugubre per far capire al lettore che qualcosa non va, se posso farlo pensare direttamente a Gasparuccio caro?” Peggio, non è lui a farlo, ma il Narratore. E poi Gaspare ci riflette su. Insomma, un guazzabuglio di pensieri e deduzioni e sospetti e sensazioni che non si capisce mai fino a che punto appartengano all’unico personaggio in gioco. E non aggrappatevi al fatto che il racconto, ai fini del concorso, non doveva essere più lungo di diecimila battute: gliene restava un altro migliaio per fare tutto come si deve.

Abbandoniamo lo stile per spostarci sulla trama. La trovo insulsa, sembra un mix della Storia Infinita, dell’Esercito Nero e di molta altra roba che ho sempre evitato come la peste: il solito tizio che legge un libro e scopre che gli stanno succedendo le stesse cose nella realtà, oppure che lui stesso è un personaggio del libro. Non c’è nemmeno qualcosa di scritto particolarmente bene: il personaggio è piatto, anonimo, normale. Pensa, parla e fa poco, eppure ci viene detto alternativamente che è cattivo e che è buono.

A proposito di piattezza del protagonista, bisogna dire che recupera alla grande con dei sensi supersviluppati:

“Prima ancora che riesca a formulare la fine di questo pensiero, sente qualcosa di duro e pesante – forse proprio un libro, a giudicare dalla conformazione – che lo colpisce dietro la testa”

Dunque. Noi conosciamo il pensiero per intero, eppure lui non finisce di formularlo. Che è successo? Ma soprattutto, come cazpero fa a “giudicare dalla conformazione” – qualunque cosa ciò voglia dire – l’oggetto che lo colpisce “dietro la testa” (tristemente nota per essere chiamata anche nuca)? Voglio dire, ci sta che pensi che sia un libro, ma non di certo constatando che è ‘pesante’. Genio di un Gaspare, quello che hai sentito era un impatto dovuto alla forza del galantuomo alle tue spalle, non il peso dell’oggetto contundente. Spero sia sposato, sennò non mi spiego come sia campato tutti quegli anni da solo senza finire schiacciato dal peso di un cuscino.

Concludo la recensione con una perla: Gaspare sviene per il colpo e…

“[…] dopo un interminabile tempo trascorso a vagare nell’oblio, riesce a riprendere conoscenza.”

Come se svegliarsi fosse un’azione volontaria. E come se un periodo di tempo che – la stessa autrice lo ammette – termina potesse definirsi ‘interminabile’! Bah. Mi ha pure ricordato le anime dei morti di Hercules che vagano nell’Ade…

Ade era il Cattivo.

Lettori, a voi. Cosa pensate di racconto e criticozzo?

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11 thoughts on “Recensione: “La biblioteca di notte”, di Topolinamarta

  1. Ed eccomi qua, cara Amnell, a ribattere alla tua puntuale critica 😉
    Innanzitutto, vorrei ringraziarti per il tempo che hai dedicato al mio racconto… e anche ciò dimostra se i miei sforzi di creare una storia decente, a quanto pare, sono falliti, grazie anche per le cose che mi hai segnalato.
    A mia parziale discolpa posso dire che l’ho scritto abbastanza in fretta e corretto ancora più in fretta a causa della scadenza del concorso, perciò ho scritto una serie di cavolate di cui mi sono pentita dieci minuti dopo averlo consegnato… Però adesso, dato che sono qui, permettimi di risponderti in dettaglio 🙂

    “Ma la vera piaga del racconto sono gli aggettivi. Sbucano fuori a tradimento dappertutto.”

    Ahiahi, lo so bene, purtroppo è uno dei miei maggiori difetti quando scrivo =.= E il bello è che ogni volta cerco di evitarli, ma un qualche “simpatico” aggettivo di troppo riesce sempre a sfuggirmi, mannaggia!
    (E meno male che ne aveva già eliminati parecchi! >..<

    "Che è chiaramente una contraddizione: il desiderio introdotto da ‘perlomeno’ è preferibile al primo! In altre parole, avrebbe avuto senso se fosse stato “Inizia a pregare, a scongiurare che tutto finisca presto – o perlomeno che finisca, prima o poi.”"

    Vero. Ho invertito le due cose.

    "Però bisogna dire che, in complesso, lo stile è originale"

    Evvaiiii, almeno una per me! xD

    "La trovo insulsa, sembra un mix della Storia Infinita, dell’Esercito Nero e di molta altra roba che ho sempre evitato come la peste"

    Se ti consola, l’Esercito Nero ha fatto abbastanza schifo anche a me: 900 pagine (se non ricordo male) di pura noia… Però a me l’idea di una – chiamiamola – “doppia realtà tra storia vera e propria e storia dentro al libro” continua a piacere molto, nonostante esistano diversi titoli che la trattano nelle versioni più svariate (anche se ora mi fai venire il dubbio ce ne siano molti di più di quanti creda..O.o), perciò qui penso che almeno in parte sia una questione di gusto personale… e qui non posso dire altro che: mi dispiace, ma purtroppo non posso accontentare tutti ^^

    "Come se svegliarsi fosse un’azione volontaria. E come se un periodo di tempo che – la stessa autrice lo ammette – termina potesse definirsi ‘interminabile’! Bah. Mi ha pure ricordato le anime dei morti di Hercules che vagano nell’Ade…"

    Hahaha, con questa mi hai ucciso definitivamente xD

    Comunque sia, adesso posso finalmente risponderti per le rime: COME TI SEI PERMESSA DI CRITICARMI BRUTTA INVIDIOSA IO SCRIVO BENISSIMO PROVACI TU AD ARRIVARE IN FINALE A UN CONCORSO!!!

    …Ovviamente scherzo, cara (anche se ogni tanto bisogna togliersela, la soddisfazione di fare la parte della scrittrice isterica ^^) e per dimostrartelo ti dico questo: grazie, grazie e ancora grazie! Mi pare inutile specificare che mi sei stata utilissima, ma lo faccio lo stesso. Spero solo che la seconda versione, che farò prima o poi, sia almeno un po’ di tuo gradimento! (meno di così, del resto…^^)
    Ciau!!

    PS: devo dire che mi piaci parecchio come reviewer: cattivella al punto giusto, ma attenta a non farti sfuggire neanche il minimo dettaglio. Adesso sono io che invidio un po’ te… 😉

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    • PPS: spero di non aver commesso qualcun altro dei miei erroracci… Il fatto è che quando sono costretta ad andare a letto dopo mezzanotte e non è l’ultimo dell’anno (ieri sera mi hanno reclutato per il primo di una luuunga serie di concerti che mi occuperanno fino a giugno =.=) il cervello mi va in panne e mi capita di pensare/dire/scrivere cose senza senso… O.o

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    • Però a me l’idea di una – chiamiamola – “doppia realtà tra storia vera e propria e storia dentro al libro” continua a piacere molto, nonostante esistano diversi titoli che la trattano nelle versioni più svariate (anche se ora mi fai venire il dubbio ce ne siano molti di più di quanti creda..O.o), perciò qui penso che almeno in parte sia una questione di gusto personale… e qui non posso dire altro che: mi dispiace, ma purtroppo non posso accontentare tutti ^^

      Anche a me l’idea di per sé ispira parecchio, solo che più è comune e più diventa difficile svilupparla in modo originale. Certo, rimane un’impressione soggettiva, e infatti in questo caso non ho usato ironia per proporre la mia visione. Comunque sì, convengo sul fatto che sia opinabile. 🙂
      Grazie per essere passata e aver preso nel modo giusto la critica, sono davvero soddisfatta! *_*

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    • Ammetto di non aver ancora letto alcunché di Stephen King. So che è un delitto, ma mi sono sempre dedicata più alla saggistica che alla narrativa. Comunque grazie, in effetti ho Il Talismano in casa e ci darò di certo un’occhiata. 🙂

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  2. I campi di lavanda, tremendamente ipnotizzanti. Perdona la divagazione, ma mi hanno ricordato la Provenza (che, incrociando le dita, un giorno visiterò).
    Comunque, sono capitato da queste parti per caso, e devo dire che sono stato piacevolmente colpito: la recensione del racconto di Marta è ”cattivella al punto giusto, ma attenta a non farti sfuggire neanche il minimo dettaglio”. Buono, buono :-] Chissà, magari ti chiederò di dare un’occhiata a qualche racconto che ho scribacchiato: l’importante è che tu mi riempia di lodi. Haha.

    PS: vorrei ‘stringere la mano’ alla Topolina, perchè non è facile mantenere un comportamento e un linguaggio corretto, leggendo una recensione ‘critica’. Ah, se gli scambi di opinioni fossero sempre così. Brave, entrambe =°]

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    • I campi di lavanda, tremendamente ipnotizzanti. Perdona la divagazione, ma mi hanno ricordato la Provenza

      Mi piacciono le divagazioni! *V*

      Chissà, magari ti chiederò di dare un’occhiata a qualche racconto che ho scribacchiato

      Volontieri, di che genere?

      non è facile mantenere un comportamento e un linguaggio corretto, leggendo una recensione ‘critica’.

      Credo che Topolinamarta mi abbia graziata, visto che è la mia prima recensione. xD
      Grazie mille della visita e del commento! ^_^

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      • ” Mi piacciono le divagazioni! *V* ”
        Allora, siamo in due! °o°

        ” Volontieri, di che genere? ”
        Eh, ottima domanda ^^” Essendo la maggior parte dei racconti bozze/idee per storie di vario genere, non saprei come catalogarli. Diciamo che, in generale, sono ideuzze per ‘romanzi’.

        ” visto che è la mia prima recensione. xD ”
        Davvero? Beh, te la cavi bene!

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  3. Pingback: [Racconto] La biblioteca di notte « Pensieri d'inchiostro

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