Considerazioni Volanti

Grazie al mio Anakin mi sto godendo i primi romanzi e racconti decentemente scritti di sempre. Ricordo che il mio primo fantasy fu un certo “Cronache del Mondo Emerso” di una altrettanto certa Licia Troisi – e tuttora ne compro i libri, ma giusto per sentirmi intelligente alle sue spalle… che tristezza. Da allora ho letto molto, molto, molto poco fantasy, come ben s’immagina. Invece ora, dicevo, grazie ad Anakin la mia vita è migliorata. In particolare, fra i più significativi ho letto Assault Fairies di Gamberetta, Zodd di Zweilawyer (i primi due capitoli, ovviamente. Riletti, per la verità, perché la prima lettura risale a quasi tre mesi fa) e In alto, nella pioggia, di Federico Russo ”Taotor”. La lista degli iniziati è infinitamente più lunga, poiché comprende i racconti steampunk/steamfantasy del concorso del Duca Carraronan, altri scritti da Taotor e soprattutto Marstenheim, di Angra.

Ora, questo è un post di prova, tanto che ho dovuto creare la categoria “Esplorazioni dell’Ignoto” quasi apposta: dopo dozzine di recensioni di gente che di narrativa ne sa – tanto che grazie a “loro” perfino io ho capito qualcosa della tecnica, quantomeno abbastanza per non farmi più imbrogliare! – vorrei esprimere il mio personalissimo parere su quello che leggo. Assault Fairies è per me ingiudicabile: Hime-Sama è una dea e la sua opera nobilita l’umanità a prescindere. Zodd… beh, su di lui sono abbastanza incerta: sarei tentata anch’io di unirmi al coro di Zodd spakka!!, per quanto riguarda il personaggio almeno, ma voglio aspettare di leggere tutto il romanzo per dire qualcosa di più specifico. Di certo non è noioso… Ad ogni modo, alcune delle critiche che ho letto finora mi sembrano condivisibili, altre no, senza contare che ‘per fortuna’ Zweilawyer fa degli editing continui e accurati. Aggiungo infine che ammiro molto chi non ha paura di usare le parolacce, quando servono, perché io ne ho. Appuntamento all’undici novembre per l’opera completa.

Invece non ho mai letto nessuna recensione o nemmeno il minimo riferimento ad In alto, nella pioggia (qui lo potete scaricare gratuitamente in formato PDF o ePub), e siccome sono una fan abbastanza scatenata dell’autore vorrei dedicargli un po’ di spazio. Intanto, chiarisco le mie stesse parole: sono abbastanza scatenata e non scatenata del tutto solo perché non oso commentare sul suo blog. Taotor è amico del Duca e il Duca è il mio mito personale, quindi leggo le loro sagge parole e taccio (sperando che nessuno di loro legga mai questo blog, invece!). Ma andiamo al punto.

In alto, nella pioggia (d’ora in poi semplicemente In alto, in un eccesso di hybris) è un racconto scritto a maggio del 2009, lungo circa venticinque pagine e ambientato in un luogo non identificato, che percepiamo come di fantasia solo grazie ai nomi dei protagonisti e di una città. La scena iniziale vede uno straniero, Wernad Walmod, sorpreso di notte da un fucile, cui è attaccato un uomo barbuto dall’aria poco simpatica…

E qui mi interrompo subito, perché l’incipit mi pare buono, pur con qualche difetto. Gentilezza dell’autore permettendo, ne riporto una parte (il grassetto è mio). E ringrazio gli dèi onnipotenti perché Taotor non è tipo da scrivere un prologo: odio i prologhi!

«Chi va là?»

Un «clic» seguì la voce.

Wernad uscì dai cespugli con le mani alzate. «Non fatemi del male, signore!»

Un uomo con la barba castana, arruffata, puntava il fucile nella sua direzione, il calcio contro la spalla, le sopracciglia aggrottate. Non sembrava tanto felice.

Wernad si districò dalla morsa dei rametti, li spezzò, gli si attaccarono agli abiti. «Non sono un bandito, signore, credetemi.»

L’uomo con la barba indietreggiò. Indossava una giacca di pelle di camoscio, o di daino, consumata, come anche i pantaloni, scoloriti, usurati all’altezza delle ginocchia. «Togliti la cappa, ragazzo.»

Wernad obbedì, sganciò la spilla che assicurava le due estremità e fece cadere la cappa a terra.

L’uomo con la barba gli girò attorno, fucile puntato. Wernad rimase fermo, la camicia sporca e lacerata che sbucava dal panciotto cremisi.

«Non sono armato, signore» disse.

L’uomo con la barba continuò a puntargli contro il fucile. Poi lo abbassò e si grattò la testa con una mano. Quindi appoggiò l’arma col calcio a terra e si appoggiò sulla canna, che gli arrivava alla cintola. «Come sei arrivato qui?»

«Ero diretto a Dumoq Orenol, ma sulla strada dei briganti hanno assalito il mio calesse» disse Wernad tutto d’un fiato.

«Calesse?» fece l’uomo con la barba. «Andavi fino a Orenol in calesse?»

«Sì, signore. È per risparmiare, e mi permette di andare veloce. Da solo.»

L’uomo schioccò la lingua e fece una smorfia. «E basta con questa parlata del Ministero.»

«Perdonate?»

«Eccolo, di nuovo – Profeti bastardi, assistetemi. Non darmi del voi, per gli dèi! E basta con questo “signore”. Zerbini leccaculo, voi del Ministero. Ecco cosa siete. Sei uno del Ministero?»

«No, signore. Sono un uomo d’affari. Produco succhi di mela – non io, sia chiaro. Io gestisco l’impresa…»

L’uomo fece un gesto veloce con la mano, come per troncare l’argomento.

Wernad respirò a fondo e raccolse il mantello. L’uomo con la barba si voltò e poggiò la canna del fucile su una spalla.

«Vieni» disse. «Ti offro del Rosso di Mashralis.» Poi borbottò a bassa voce: «Succhi di mela…» Scosse la testa e continuò a borbottare.

Niente dettagli superflui, innanzitutto! Il problema è nel PoV: all’inizio della scena la telecamera è esterna ad entrambi i personaggi, seppure noi vediamo tutto come se fossimo dalla parte di Wernad; un momento dopo siamo catapultati nella sua testa mentre nota l’abbigliamento dell’uomo col fucile: dice infatti Indossava una giacca di pelle di camoscio, o di daino. Il dubbio è un pensiero del giovane, che la telecamera esterna di prima non può percepire! Per il resto del capitolo torna tutto regolare, e anche in seguito non ci sono problemi su questo fronte.

Le righe in grassetto costituiscono l’unico errore che mi abbia dato fastidio, vale a dir l’inutile descrizione di un’azione semplicissima: sarebbe bastato scrivere qualcosa tipo “Togliti la cappa, ragazzo.” Wernad obbedì, lasciandola scivolare a terra. E invece no, viene descritta l’azione di slacciare la spilla. Da un lato la cosa aiuta a creare un’immagine precisa nella mente del lettore, dall’altro è superflua, poiché c’è solo quel modo di sfilarsi una cappa.

Più avanti vediamo Urmal, l’uomo armato, appoggiarsi sulla canna del fucile adagiato col calcio a terra. Solo io credo sia un gesto folle? No, non solo io, perché ho indagato: ben tre persone su tre (eh, quanta gente conosco!) assicurano che non rischierebbero mai di farsi saltare un gomito solo per fare le splendide. Tuttavia, una piccola possibilità di fraintendimento c’è: quell’appoggiarsi sulla canna potrebbe significare anche solo usarla come puntello; in tal caso la manina non si troverebbe sulla bocca del fucile. Può darsi, l’autore mi sembra affidabile; in tal caso rimane il fatto che il lettore non deve avere dubbi del genere, non deve essere costretto a speculare.

Ora guardiamo i personaggi. Dovete sapere (falso, non vi costringo) che qualche mese fa scrissi un racconto del fantastico – non fantasy – che doveva prendere in giro certe categorie di persone. Una scena proponeva un Principe che portava la sua dama a corte per farle conoscere il Re. Questa arrivava, faceva la riverenza e iniziava a disquisire amabilmente con costui. Dopo un po’ il Principe, annoiato, iniziava ad urlare improperi vari, prendendo in giro quei due damerini. Con conseguente svenimento a catena di mezza corte, un po’ come l’esercito di carte della Regina Rossa in Alice. (Dovreste saper prevedere come andava a finire la scena: la dama morì, ci fu un massacro, dopodiché il Principe andò ad ubriacarsi col padre)

Ebbene, la mia mente malata gioisce nel vedere un altro damerino, Wernad, schernito dal burbero Urmal, e si immagina il primo svenire e riaversi, svenire e riaversi, ad ogni parolaccia e bestemmia del secondo. Quindi Urmal mi piace. Ma per tutto il racconto rimane una domanda in sospeso: Urmal ha capito o no che *ombra cinese di uno SPOILER* Wernad è un bastardo traditore che lo venderà al Ministero? Sembrerebbe di sì, perché già nel primo capitolo, quello riportato sopra, l’uomo è scettico sulle sue parole (che lo fanno “borbottare a bassa voce“, come se si potesse urlare facendolo… uhm, mi ricorda errori di troisiana tendenza). Wernad tende a non comunicarmi nulla, ma la scena finale me lo fa apprezzare sinceramente. In realtà, l’intera conclusione è la mia parte preferita: c’è il colpo di scena che, almeno per me, è stato imprevedibile fino all’ultimo – sì, so che questa è proprio la definizione di “colpo di scena” – e c’è il lieto fine. O meglio, l’inizio di un’avventura alla ricerca della libertà, che di per sé è una cosa molto bella. Ecco, una cosa che mi lascia un po’ perplessa è la sensazione che dovrebbe esserci qualcos’altro oltre la fine.

Okay, detta così è da allucinazione in mezzo al deserto. Intendo dire che il racconto mi ha lasciato il desiderio di sapere cosa capiterà ai protagonisti, e magari di avere un vero e proprio romanzo su di loro. Ora, questa è un’ottima cosa: significa che l’autore è bravo e sa legare a sé il pubblico. Se mai vedessi un libro con sopra scritto Federico Russo – cioè sempre Taotor, perdonatemi -, sarei disposta a comprarlo a prescindere dall’argomento. Anche se fosse una tesi sui dentriti. Però c’è un però: non è bene che un racconto (o un romanzo, se è per quello) lasci in alcun modo insoddisfatti i lettori. Fortunatamente, è un aspetto di poco conto: ho divorato le poche pagine di In Cammino con la Strega, che, come credo pensi anche Taotor, è qualche gradino inferiore ad In alto, e non me ne sono affatto pentita.

Quindi, in sostanza: In alto è un bel racconto, e voi avete potuto giudicarlo proprio ora dal primo capitolo. Spero che vorrete leggerlo per intero – se non altro per urlarmi quanto sono incapace a criticare – o, se l’avete già fatto, dirmi le vostre impressioni in merito. A naso, io sento che mi piace lo steam più del semplice fantasy.

Infine, tenete conto che questa è la mia prima (e forse ultima) raccolta di pensieri in ambito letterario: se ho sbagliato qualcosa, correggetemi. Se avrete ragione, come sempre chiederò scusa e rimedierò in modo che si veda bene che non è merito mio se il testo è coerente. Se non avete voglia di correggere i miei errori (sempre che ci siano, non gufiamo!), cosa comprensibilissima, accettate le mie scuse per l’incompetenza. [E qui ci sta bene la mia faccina preferita: ^_^]

Ora provo solo il brivido del salto nel buio: ecco perché la categoria di questo post è Esplorazioni dell’Ignoto.

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3 thoughts on “Considerazioni Volanti

  1. Bella recensione ^_^ Non sono d’accordo, però sul colpo di scena: a mio parere la storia è piuttosto prevedibile, tanto è vero che poco dopo la sua apparizione ho pensato “Toh, vuoi vedere che Wernad è un traditore” e, quando ciò si è rivelato vero: “Mah, però secondo me poi si ravvede”… e così è stato ^_^

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    • Grazie per aver invalidato quello schifo di spoiler, bakakura 😛
      Io non capisco mai niente, ci vuole davvero poco perché mi sorprenda di un’inversione di rotta. Suppongo che fosse davvero prevedibile, esposto in questi termini… errore grossolano da una lettrice (ancora) grossolana. Grazie – questa volta, sul serio 😀

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