La strana storia del coniglietto Gneo

Avrete di certo notato il cambio tema del blog, per cui ritengo inutile oltre che pericoloso parlarne ulteriormente. Noto infatti che più celebro i cambiamenti e più questi si dimostrano fallimentari.

Ebbene sì, dopo qualche giorno di serie riflessioni, decisioni, pentimenti e ripensamenti, anche io scriverò una favola in onore del glorioso New Italian Epic (NIE). Oso pubblicare qualcosa di mio solo e soltanto in onore del Duca, che ha lanciato l’appello. Perché quando il Duca ordina, i suoi adoratori eseguono.

Prima di arrischiarvi a leggere, sappiate che ho scritto questa favola in un momento molto difficile della mia vita, quando, malvagiamente costretta a studiare biologia per il Bene Superiore della Cultura Generale, cercavo sollievo alle mie infinite pene pensando ai coniglietti. Eccola, in tutto il suo fulgore:

Gneo era un coniglietto di cavalleria con dodici campagne e due corone d’erba alle spalle. Grazie a lui l’imperatore aveva conquistato nuovi territori, nuovi popoli, nuove ricchezze. In segno di riconoscenza, un giorno questi convocò Gneo per annunciargli che gli avrebbe assegnato un’ultima missione, prima del trionfo a Roma e del congedo in una colonia sul confine dacico, Augusta Leporum. «Ciccignore, agli ordini!», ribatté con fierezza Gneo. Finalmente avrebbe potuto raggiungere la moglie e procreare una cinquantina di coniglietti valorosi quanto lui!

L’imperatore si mise a spiegargli cos’avrebbe dovuto fare: si trattava di saccheggiare i granai di un villaggio al di là di un grande fiume. Proprio il genere di compito che il suo squadrone sapeva svolgere meglio. Così Gneo si congedò assicurando la riuscita dell’impresa.

Quella notte stessa, istruiti i suoi commilitoni, guadò il grande fiume e si diresse sul suo magnifico sauro verso il villaggio. A meno di un chilometro dalla meta si lanciò al galoppo urlando: «Ciompagni, a me! Macciacriamo quette carotine flosce!» E udì la torma dietro di lui rispondere il classico «Roma victrix!».

Ma il villaggio aveva le sue difese. Le sentinelle, cui Gneo non aveva pensato date le dimensioni irrisorie dell’insediamento, avevano già allertato altri soldati. In breve tempo, la torma di Gneo perse tutti i suoi cavalli. Succedeva sempre. Nessun problema: l’obiettivo era incendiare tutto; i coniglietti saltarono giù dai loro destrieri ormai inservibili e presero ad incendiare i rametti che portavano alla cintura col grande falò al centro del villaggio. In breve tempo tutto si trasformò in un inferno.

I coniglietti, assetati di vendetta, corsero poi fra i vicoli azzannando con ferocia le caviglie dei fuggitivi. Sfortunatamente, non tutti erano indifesi. Gneo scelse un bambino di sei anni, che piangeva chiamando la mamma. A quell’improvviso dolore, che strappò al piccolo un grido straziante, il coniglietto di cavalleria chiuse gli occhi, assaporando il sangue. Non mollò la presa neanche quando sentì cadere la vittima. E neppure quando questa, sfoderato il coltellino che stava imparando ad usare, glielo piantò alla cieca alla base del cranietto.

Gneo non morì all’istante, come aveva sempre sperato: sentiva solo di non poter muoversi, anche se annaspava cercando di fuggire. Infine il bambino, in un secondo tentativo di porre fine al dolore, gli affondò la lama in un occhietto. Allora sentì per la seconda volta quella sera quel grido, più tonante che mai. Roma victrix. E lasciò la presa.

Fu così che il comandante Gneo, veterano di dodici campagne, due volte salvatore dell’intero esercito, morì per mano di un bambino. In compenso, quel bambino zoppicò per tutta la vita.

Ora, questo è decisamente NIE, non trovate? I numeri ce li ha tutti: il PoV non solo è “extraumano”, ma neanche sempre: saltella allegramente qua e là, come nelle migliori tradizioni italiote. La morale è spiccatissima: vediamo il sacrificio di decine di ottimi cavalli per perseguire uno scopo trascurabile e un bambino che usa la violenza contro un semplice coniglietto. Questo significa che è pronto a vendere l’anima al Diavolo pur di sopravvivere, e che per questo la Divinità si vendica azzoppandolo. Inoltre vediamo un mondo degradato fino ai livelli più alti, poiché la figura dell’imperatore che manda dei semplici coniglietti in guerra è sintomo della corruzione dell’animo umano.

È una favola disillusa, che certamente vuole far riflettere su quanto sia fallace l’uomo, e quindi si ricollega a grandi capolavori dell’antichità quali il Carpe Diem di Orazio Flacco, la Naturalis Historia di Plinio e mille altri che ora non mi sovvengono.

Come giustamente fa notare Wu Ming 1, inoltre, l’azzardo del Point of View sottintende una valutazione anche politica dei fatti, che in quanto sottintesa non posso svelare in questa sede.

Ah, e ora il mio requisito preferito: la mia favola cela sicuramente una grande complessità narrativa (notate il ricco e ragionato World Building, che rievoca antichi splendori tramite dettagli quali la perduta città di Augusta Leporum e la mitica Dacia) e un’innata natura “pop” che, ne sono certa, mi farebbe diventare miliardaria, se solo volessi spillare l’elemosima a voi lettori. Dunque mi aspetto un enorme successo di critica, come minimo.

Infine c’è la questione delle ucronie potenziali. Ora, l’ucronia c’è di sicuro, non è potenziale – e non vedo come potrebbe. Tutto sta nel fatto che, as we know, i coniglietti non vennero usati nei reparti di cavalleria almeno fino alla scomparsa della stessa, quando l’ambientazione della mia favola è di chiaro stampo filoromano.

Insomma, il messaggio finale è che i vari Wu Ming non hanno inventato alcuna categoria letteraria, in quanto la parola stessa, ‘categoria’, implica una selezione, mentre praticamente tutto può rientrare nel New Italian Epic. Come hanno già detto in parecchi (dando del *beep* al Duca), anche questo è un modo di pascere i Wu Ming, ma noi ce ne infischiamo altamente, non è vero?

Diversi altri scrittori, tutti ben più talentuosi ed esperti di me, hanno risposto alla chiamata del Duca Carraronan con una favola. Per ora sono:

Gamberetta

Bakakura

Taotor

Angra

Gherardo Psicopompo

… e mi accodo alle preghiere dei commentatori del “buon Zwei” nel chiedere la sua. Meglio ancora se compaiono Zodd e/o un addhur!

Annunci

2 thoughts on “La strana storia del coniglietto Gneo

  1. Hai dimenticato di citare il fatto che la presenza dei coniglietti al posto degli umani implica il rifiuto, da parte dell’autrice, del militarismo di stampo fascista, a cui la romanità fa chiaramente riferimento U_U

    Mi piace

    • Uhm… sì, suppongo che avrei dovuto pensarci. Anche se invero l’ipotetica ucronia potenziale giustifica tanto il militarismo quanto il fascismo, che i Romani sfruttarono ampiamente contro la dilagante burocrazia di fine quinto secolo d.C.
      Il NIE apre nuovi orizzonti anche a me, attonita spettatrice della vita ù_ù

      Mi piace

Cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...