Ma chi vi credete di essere??

Siamo qui riuniti per celebrare una delle sacre feste della nostra fede: il giorno dell’Intolleranza!

In verità, vi dico che sono reduce dall’attenta osservazione di un reality ad elevato contenuto educativo chiamato Grande Fratello. Io lo guardo essenzialmente perchè mi piace vedere la gente scannarsi per arraffare il premio finale. Ma poi finisce sempre che mi agito e vado su e giù per le scale di casa, affannata. Infine, quando sono abbastanza stanca, torno in camera e sto calma perchè ho finito le energie.

Dunque sarete quantomai ansiosi di sapere cosa mi fa arrabbiare tanto da dietro lo schermo della tivì. Sì, vi immagino in trepidante attesa, con la bocca aperta e lo sguardo vacuo… su su, animo!

Il problema – cioè,  per fortuna io non ce l’ho – è che appena appena uno si sente aggredito prende a urlare circa così: Ehi tu, ma chi ti credi di essere per dirmi queste cose?

Aarrrrgh! Ma come diavolo riesci anche solo a pensare che io abbia bisogno di credermi qualcuno prima di dirti ciò che voglio? C’è forse bisogno di essere qualcuno? Tutti noi siamo ‘qualcuno’. E poi, ammesso e non concesso che il pezzo di scemo di cui sopra (neanche tutto intero lo scemo, solo un pezzetto…) abbia ragione a dire una cosa del genere, chi diamine è lui per dire ad un altro che non è nessuno?! Lo sappiamo, le contraddizioni non esistono. Per cui il pezzo di scemo ha torto. Ma va?

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la gente non sa quello che dice! Perchè, prima che ve lo rivelassi (ricordate San Paolo, fulminato come una lampadina vecchia sulla via di Damasco?? così!) io dieci secondi fa, voi ci avevate mai pensato? Io non credo, ma se mi dite di sì cerco di fidarmi.

Inoltre, anche volendo badare al senso di quello che si voleva esprimere con quel “Ma chi ti credi di essere?”, si ritorna sempre alla stessa cosa: perchè mai tutti finiscono per accusarti di presunzione? O meglio, perchè pensano sia un insulto?

L’importante è che la mancanza di umiltà sia giustificata da grandi meriti, perchè in quel caso l’umiltà servirebbe solo a sminuire se stessi dicendo di essere dei mezzi incapaci (dopo aver conquistato il mondo, magari). Citando Arthur Conan Doyle: Non sono fra coloro che considerano la modestia una virtù. Per un uomo dotato di logica, tutte le cose andrebbero viste esattamente come sono, e sottovalutare se stessi significa allontanarsi dalla verità almeno quanto sopravvalutare le proprie doti.

Abbasso l’umiltà! Viva l’abilità!

Rincaro la dose: gli umili sono degli inetti. Sono proprio quelli che non hanno nulla di cui vantarsi. È normale provare orgoglio per i nostri meriti e desiderare che vengano riconosciuti (cosa che, puntualmente, non avviene). Ovviamente, la ragione ci impone i limiti della giustizia: bisogna sapersi vantare! Intendo dire che lodarsi spudoratamente di cose che, magari, non abbiamo nemmeno fatto – o che non possiamo dimostrare di aver fatto… – con gente che sappiamo ne soffrirà, semplicemente non è giusto. Gli elogi servono per ottenere prestigio negli ambienti competitivi – scuola, lavoro, ecc. – , non ad umiliare gli amici.

Ok, ci potevate arrivare da soli, vero? Be’, non so cosa è o non è ovvio per voi. Siete su questo sito per sapere cosa penso io del mio mondo, e forse (lo apprezzerei) per discuterne insieme.

Anticipo che il prossimo articolo – o quello dopo – consisterà in una citazione da La Spada della Verità. Sempre che non decida di mettervi a parte di tutte le cose che girano storte a questo mondo!

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